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1 Luglio 2026

Al Samten Ling una giornata di festa, memoria e speranza per il Vesak 2026: tutte le foto

Il Samten Ling si è acceso, domenica 14 giugno, dei colori, dei suoni e dei profumi del Tibet, in una giornata che resterà nel cuore di chi l’ha vissuta.Oltre 200 persone, praticanti, simpatizzanti e numerosi membri della comunità tibetana in esilio, arrivati da tutto il nord Italia si sono ritrovati per celebrare insieme il Vesak, la festività che ricorda la nascita, l’illuminazione e il Parinirvana del Buddha Shakyamuni. Quest’anno la giornata è stata dedicata interamente al Tibet, alla sua gente e alla sua storia.

Il filo conduttore dell’intera celebrazione è stato l’orgoglio e la devozione: un orgoglio che non nasce dall’ego, bensì dal profondo valore dell’eredità culturale e spirituale che il popolo tibetano custodisce, una saggezza destinata a illuminare la vita di tutti gli esseri. Le famiglie tibetane presenti hanno raccontato come, anche in una terra lontana, le madri continuino a insegnare ai propri figli, nati in Italia, la lingua, i valori e le tradizioni del Tibet, perché nessuno perda le proprie radici.

La giornata ha avuto momenti di grande potenza emotiva. Loten Namling, musicista e attivista, racconta di come ha attraversato la Svizzera, trascinando una bara, un gesto simbolico nato dall’intenzione di focalizzare l’attenzione del mondo sulla tragedia del popolo tibetano.

Accanto al dramma di un popolo, però, è emersa con altrettanta forza la speranza. Sul grande schermo allestito per l’occasione sono stati trasmessi i messaggi di pace di Sua Santità che hanno accompagnato l’intera giornata.

Giovanna Giorgetti, vicepresidente dell’Unione Buddhista Italiana ha voluto rivolgere un augurio di lunga vita a Sua Santità:

“L’augurio che faccio è che questo Dalai Lama, possa vivere il più a lungo possibile. Perché le sue parole sono la guida e il sostegno non solo dei tibetani ma anche di tutti coloro che desiderano che sulla Terra cessino i conflitti, regni la pace e ogni popolo possa liberamente e serenamente coltivare le proprie tradizioni, la propria lingua e la propria cultura.”

 Piero Verni, scrittore, giornalista e biografo del Dalai Lama, ha sottolineato:

“Sua Santità Tenzin Gyatso, fra trecento anni, sarà ancora un faro nella storia del Tibet, perché un Dalai Lama come lui, credo, non ha paragoni: nemmeno il Quinto e nemmeno il grandissimo Tredicesimo possono essere paragonati a ciò che questo Dalai Lama ha potuto fare.”

Il venerabile Lama Paljin Tulku Rinpoce, ha voluto rivolgersi direttamente ai tibetani in esilio con parole di affetto e incoraggiamento:

“I nostri Centri da oltre quarant’anni si dedicano alla diffusione del buddhismo tibetano in Italia e all’estero seguendo le illuminate indicazioni del Dalai Lama  e supportano i profughi tibetani in India e Nepal: conosciamo bene le indicibili avversità che essi stanno affrontando ancora oggi , sorretti da una incrollabile fede nella propria Guida spirituale, vorrei augurare a tutti i tibetani che vivono in esilio – in una realtà che non sentono ancora del tutto propria perché stanno ancora cercando di integrarsi – di continuare a manifestare quella amorevole gentilezza e quel rispetto che vedo anche nelle persone presenti qui oggi. Sono qualità che non ho trovato in nessun altro popolo. Per questo, ciò che auguro loro non è di preservarle, perché le hanno già dentro di sé, ma di trovare nelle persone che li accolgono lo stesso rispetto, la stessa amorevole gentilezza.”

Una giornata che ha unito gioia e passione, festa e memoria, restituendo a tutti i presenti il senso più autentico dell’identità tibetana: un popolo che, pur portando con sé il peso dell’esilio, continua a guardare al futuro con dignità, fede e un cuore pieno di amorevole gentilezza.

Ma la giornata non è stata solo riflessione e memoria: è stata anche una grande festa. I canti delle donne tibetane si sono intrecciati con le note del magico liuto di Loten Namling, mentre le danze tradizionali hanno trasportato idealmente i partecipanti tra i campi di orzo e le bandiere di preghiera agitate dal vento. A metà della festa, un pranzo preparato dai monaci tibetani, con riso, verdure e i tradizionali momo, i ravioli al vapore ripieni di verdure e formaggio, per un momento di condivisione e convivialità.

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