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Loten Namling: chi è l’ospite d’eccezione del Vesak 2026 al Samten Ling

Musicista, attivista, custode di un popolo

C’è chi nasce in un luogo e ci rimane. E c’è chi nasce tra le montagne del Darjeeling, attraversa l’India, l’Europa e il mondo intero — non per fuggire, ma per far sentire la voce di chi non può parlare.

Loten Namling è tutto questo: un uomo che ha trasformato il proprio esilio in arte, la propria nostalgia in musica, e la propria storia in un atto di resistenza culturale.

Nato nel 1963 a Darjeeling, cresciuto a Dharamsala nella scuola tibetana per bambini in esilio, Loten studia Filosofia all’Università di Delhi prima di approdare in Svizzera nel 1989 — lo stesso anno in cui il Muro di Berlino cade e Piazza Tiananmen scuote il mondo. Non è un caso: Loten arriva in Europa con la consapevolezza di chi sa che i cambiamenti epocali si costruiscono anche con le parole, con le canzoni, con la testimonianza diretta.

In Svizzera diventa educatore, lavora con i bambini tibetani in esilio, partecipa a forum internazionali per i diritti umani. Ma è attraverso la musica che la sua voce raggiunge il cuore delle persone: il Drangyen, il liuto tibetano, diventa il suo strumento di battaglia e di bellezza, intrecciato con sonorità rock, jazz, blues e musica nepali. Un suono che non appartiene a nessuna categoria, proprio come lui.

Attivista instancabile, ha trascinato letteralmente una bara attraverso la Svizzera in pellegrinaggio simbolico per la libertà del Tibet. Ha suonato con band rock tibetane. Ha protestato contro le Olimpiadi invernali di Pechino. Ha portato la sua arte davanti a Sua Santità il Dalai Lama, in occasione del suo 90° compleanno a Dharamsala nel 2025 e più recentemente si è esibito nella cerimonia di apertura della “Biennale Arte 2026” di Venezia.

«Attingendo alle canzoni e alle storie della mia infanzia, ho cominciato a condividerle per far luce sulla verità della situazione del Tibet, con i miei figli e con il mondo.»

Loten Namling non è semplicemente un artista. È un ponte tra civiltà, una voce che unisce Oriente e Occidente, tradizione e contemporaneità, spiritualità e impegno politico.

Averlo con noi è un privilegio raro. Non perdere l’occasione di incontrarlo.

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8×1000: tutta la differenza di questo mondo

L’8×1000 è molto più di una firma: è una scelta concreta che può trasformarsi in aiuto, cura e possibilità per migliaia di persone.

Grazie ai fondi dell’8×1000, l’Unione Buddhista Italiana sostiene ogni anno progetti sociali, educativi, ambientali e umanitari in Italia e nel mondo. Dai percorsi di cura per persone senza dimora gravemente malate, ai progetti dedicati all’autismo e alla disabilità, fino alle iniziative per la tutela dell’ambiente, dell’infanzia e dell’inclusione sociale, ogni intervento nasce da un principio semplice: prendersi cura della vita in tutte le sue forme.

I progetti

Negli ultimi anni sono stati sostenuti oltre 1.300 progetti umanitari, collaborando con associazioni, realtà del Terzo Settore e organizzazioni impegnate ogni giorno accanto alle persone più fragili.

Con i fondi raccolti sono stati realizzati, ad esempio, progetti di accoglienza e integrazione per minori rifugiati, interventi educativi nelle scuole, sostegno psicologico e sociale, percorsi di accompagnamento nelle carceri, iniziative per la salvaguardia degli ecosistemi marini e attività di assistenza sanitaria e culturale in contesti difficili.

PROGETTI REALIZZATI CON L’8X1000

Non una tassa in più

Eppure, molte persone ancora non sanno che l’8×1000 non è una tassa in più. È semplicemente una quota dell’Irpef che lo Stato distribuisce in base alle scelte espresse dai cittadini. Firmare non comporta alcun costo aggiuntivo: significa solo decidere a chi destinare quella quota già prevista dalle tasse.

Anche chi non firma contribuisce comunque alla ripartizione dell’8×1000. In quel caso, però, la propria quota viene distribuita secondo le preferenze espresse da chi ha scelto. Per questo firmare è importante: permette di esprimere la propria volontà e sostenere direttamente i progetti e i valori in cui si crede.

Scegliere l’8×1000 all’Unione Buddhista Italiana significa sostenere una visione fondata sulla compassione, sulla responsabilità condivisa, sul rispetto per l’ambiente e sulla dignità di ogni essere senziente.

Come firmare

Firmare è semplice: basta inserire la propria firma nel riquadro dedicato all’“Unione Buddhista Italiana” presente nei modelli 730, Redditi Persone Fisiche o CU. Anche chi non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi può comunque scegliere a chi destinare l’8×1000 consegnando l’apposita scheda in busta chiusa presso un ufficio postale o un CAF autorizzato.

COME FIRMARE PER L’8X1000

Perché una firma, quando arriva davvero a chi ne ha bisogno, può fare una grande differenza.

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2026:  ritrovare la serenità. L’augurio del ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce per il nuovo anno

Non è facile guardare al futuro quando il mondo è scosso da venti di guerra e le bandiere di un soffuso malessere sventolano sui tetti delle nostre case. L’anno che è chiuso si è svolto all’insegna delle difficoltà, della paura e delle incertezze. La parola “Pace” pronunciata senza grandi risultati dai religiosi e dai potenti, sembra aver perso il suo pregnante significato, lasciando il passo alla “sfiducia”.

Anche il termine “Speranza” ha perso lo smalto dell’ottimismo perché si profila come un blando antidoto allo sconforto. Viviamo in un’epoca di degenerazione e siamo disorientati: diventa quindi più facile nascondere i nostri tormenti esistenziali privilegiando l’apparire a svantaggio dell’essere e ci abbandoniamo al consumismo.

Il consumare, talvolta anche oltre i limiti delle nostre possibilità, ci gratifica e ci stordisce. Cerchiamo la illusoria felicità delle emozioni forti e abbiamo perso di vista la semplicità. Le festività che accompagnano in questi giorni il rito del passaggio tra il vecchio e il nuovo anno potrebbero essere una buona occasione per riflettere costruttivamente sul nostro futuro e vorrei augurare a tutti di ritrovare la serenità.

“Serenità” vuol dire assenza di turbamenti, tranquillità, e forse è proprio questo di cui abbiamo bisogno per attraversare le difficoltà della vita odierna. Quella serenità che nasce dall’armonia in famiglia e dalla pace interiore. Quella serenità che ci riporta alla tradizione popolare e alla purezza dello spirito. Quella serenità, perduta da tempo, che si sentiva, palpabile, nei pranzi di famiglia e nelle cene di veglia, e che oggi rivive solo nel ricordo dei vecchi.

Sono immagini ormai stereotipate, cancellate dal progresso.

Cosa ne sanno i nostri figli del ripieno degli agnolotti che i bambini golosamente assaggiavano di nascosto dalla nonna, mentre si offrivano di aiutarla in cucina? Perfino il mio gatto non mangia più gli avanzi del pollo ma vive di crocchette.

Dobbiamo prendere atto che anche le tradizioni cambiano, ma in questo contesto di grandi e improvvisi sconvolgimenti, ciascuno deve salvaguardare la propria dignità di essere umano. E lo possiamo fare solo se abbiamo la mente limpida e orientata al bene nostro e degli altri. Solo se viviamo in armonia con il mondo, senza ferire nessuno.

Essere sereni vuol dire essere contenti di ciò che siamo e di come viviamo, evitando i pensieri, le parole e le azioni che sminuiscono chi le compie e danneggiano le persone e le cose che ci circondano.

A giudicare dalle cronache, oggi la vita sembra facile solo per chi è arrogante, prepotente e corrotto, ma un antico testo di saggezza che da secoli accompagna il cammino dei praticanti buddhisti, il Dhammapada, dice che come il ferro è corroso dalla propria ruggine, colui che compie il male è corroso dal suo stesso agire.

Nel 2026 diventerà necessario rivedere il nostro modo di vivere. Dovremmo guardarci dentro senza cercare altrove le ragioni del nostro disagio, ed essere responsabili dei nostri comportamenti.

È il momento di tirar fuori il nostro orgoglio e il nostro talento. Dovremo portare a compimento quanto abbiamo già pensato di fare durante il 2025, quando abbiamo realizzato di essere schiavi di tanti compromessi e ci siamo detti che è ora di voltare pagina su molte situazioni.

Se vogliamo dirla tutta, il 2025 è stato un anno di vera consapevolezza: la consapevolezza che ci siamo stufati e ne abbiamo abbastanza delle mezze misure. Toccherà all’anno appena iniziato traghettarci verso un nuovo modo di vivere e il punto di partenza sarà proprio il progetto di lasciare andare verso una opportuna conclusione ciò che ci genera disagio e insoddisfazione nel quotidiano, nei rapporti sociali, nel lavoro, nelle relazioni interpersonali che ci esauriscono e non reggiamo più.

Sarà dunque un cambiamento strettamente individuale, che avverrà all’interno di condizioni globali sulle quali non possiamo minimamente incidere, anche se le vicende alla ribalta delle cronache degli ultimi 10 anni ci potrebbero dire molto sulla fragile condizione umana: le discordie tra nazioni, le calamità naturali, i virus, gli scandali: tutte cose che conosciamo già e che se si ripresenteranno sappiamo per esperienza che dobbiamo riservare una attenzione compassionevole verso chi ne sarà colpito.

Ma sarà necessario fondamentalmente lavorare su noi stessi, per trovare la forza di affrontare un futuro che ci inquieta, soprattutto per la velocità con cui le cose si verificano, come i nostri cari che si ammalano o l’intelligenza artificiale, entrata di soppiatto nella nostra realtà esistenziale e destinata a delineare uno scenario fantascientifico che pensavamo fosse solo frutto di immaginazione letteraria e invece è già presente nella nostra mente, nelle nostre case, nel mondo che ci circonda.

Sul cui peso oggi tutti ci interroghiamo, ma forse è già tardi.

E questo succede anche dentro di noi: ci lasciamo prendere con leggerezza da fattori che poi ci creano dipendenza, ci imprigionano, e non abbiamo più la forza di uscire da trappole che possono durare anni. Il 2026 segna il momento della chiarezza interiore: abbiamo indugiato troppo, siamo stati lenti e indecisi nel processo di liberazione e tutto dentro a noi ci dice che è ora di cambiare.

Avremo molte circostanze favorevoli per poterlo fare in piena consapevolezza, superando prove anche difficili, ma è ora di metterci in marcia puntando all’essenziale. Per questo il messaggio 2026 è il seguente:

Proteggi ciò che davvero merita e molla le zavorre

Auguro a tutti di trovare il coraggio, la determinazione e lo sforzo necessari per eliminare le zavorre egoistiche che impediscono di vivere la libertà. E di rinfocolare quel calore umano che si sta affievolendo, rendendoci più vulnerabili nella vita e negli affetti. Possa ognuno di noi ritrovare la Via della serenità e possano i positivi frutti di questa serenità andare a beneficio di tutti gli esseri.

Lama Paljin Tulku Rinpoce

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Viaggio nello Swat

di Antonella Madotto

Quando è apparso sul sito di Mountain Wilderness nel marzo 2023 il bando di concorso per la partecipazione alla spedizione nello Swat ho subito avuto un tuffo al cuore …

A volte può succedere che alcuni nomi o luoghi siano come “ganci” perché tirano fuori dal nostro mondo interiore dei significati, delle intuizioni.

Ma la premessa è che l’essenza del luogo non giunge mai per il tramite di una descrizione, di una mappa che descrive ogni tegola di casa, albero, sasso, fiume che sia.

Qualsiasi descrizione pur dettagliata non contatterà mai il luogo per intero perché alla fine il luogo non esiste autonomamente ma è qualcosa legato all’ esperienza, allo stare lì, al rinunciare all’approccio grossolano e al porsi in ascolto come parte del tutto e nel caso del mio viaggio nello SWAT come parte di un luogo in cui l’uomo è nulla.

“Frane valanghe massi in bilico rendono labile e incerto il terreno.

Freddo e intemperie, calore acqua, in quantità eccessive o eccessivamente scarse, presenza animale: è il regno del Selvatico senza morale, né fine, né pensiero.

Al loro cospetto l’uomo non ha alcuna concreta possibilità è nella sola posizione di ascoltare e tener conto di quanto il luogo pretende, rende possibile o vieta. (“Il Dio degli Incroci – nessun luogo è senza Genio” Stefano Cascavilla)

Premessa

Le montagne dell’alto Swat possono essere considerate una via di mezzo tra gli ambienti alpini, così come si presentavano ai visitatori agli inizi del 1800 e quelli più propriamente himalayani. Si tratta di valli, valichi, vette, ghiacciai ricchi di un particolare fascino spettacolare, dovuto non solo all’eleganza delle elevazioni maggiori, tra i 5000 e i 6000 metri, ma anche alle dense foreste di conifere, ai numerosissimi laghi che si incontrano lungo ogni percorso, ai torrenti limpidissimi, ai pascoli di quota, abitati da piccoli gruppi di pastori nomadi.

Lo Swat è facilmente raggiungibile dalle grandi città della pianura e proprio per questo motivo, è esposto al rischio di una crescita disordinata della frequentazione turistica locale, tendenzialmente aggressiva, ineducata e priva di rispetto.

Gli organizzatori credono che l’unica via per preservare la preziosa integrità di questa vallata di magica bellezza risieda nella concreta proposta di una fruizione alternativa fondata sul rispetto e orientata verso l’istituzione di un parco nazionale.

Il bando

Mountain Wilderness International, il Club Alpino Accademico Italiano e l’ ISMEO con la collaborazione della sezione pakistana di Mountain Wilderness e di Mountain Partnership hanno proposto ai soci delle sezioni nazionali di MW, ai soci dei Club Alpini europei, ai soci delle associazioni ambientaliste e agli appassionati di trekking in ambienti montani incontaminati di partecipare all’esplorazione e all’accurata descrizione dei possibili itinerari turistici dell’ alto Swat.

Un’avventura per individuare percorsi spesso ancora parzialmente sconosciuti e di conseguenza non totalmente programmabili.

Non va dimenticato che Mountain Wilderness non è una agenzia di viaggi. Tanto meno lo sono il Club Alpino Accademico Italiano e l’ISMEO. Se nel caso specifico Mountain Wilderness si occupa di tali aspetti è perché desidera giungere, attraverso la collaborazione di chi condivide le loro idee, ad una maggiore e migliore protezione di un ambiente naturale montano particolarmente minacciato.

Il via allo Swat

Lo Swat come entità geografica si sviluppa su un territorio di circa 2000 chilometri quadrati in gran parte costituito da un’ampia valle fluviale e dai suoi affluenti.

La valle principale è chiusa a nord dai monti dello Swat-Kohistan dai cui ghiacciai origina il fiume Swat.

Le cime maggiori dello Swat Kohistan sono il Falak-sar (mt. 6257) e il Mankial-tsukai (mt. 5725).

È stato fino al 1969 un Principato autonomo.

Per le sue caratteristiche di valle chiusa con orientamento est-ovest, quindi con grande luce solare, ha nel tempo conservato un deposito archeologico di incredibile ricchezza.

Un succedersi di testimonianze umane e artistiche si intrecciano fra leggende e cronache.

Dalle fortezze di Alessandro il Grande di Barikot e Bazira del II secolo a.C.

Alle vestigia dell’Arte del Gandhara sviluppatasi sotto i regni dei principi indo-greci .

E poi via in un susseguirsi di tribù centroasiatiche che l’un l’altra si sospingono verso le fertili ricchezze del subcontinente : Sciti, Parthi, Kushana …

Ma la figura più emblematica che caratterizza lo Swat nel nostro immaginario, vale almeno per i buddhisti di tradizione tibetana, è Padmasambhava o Guru Rinpochè , “Il Maestro Prezioso”

Colui che ha indicato la via dello Swat al Prof Giuseppe Tucci quando ancora si trovava in Tibet grazie al ritrovamento di antichi manoscritti che narravano di una regione “Uddiyana” come la culla del Buddhismo Vajrayana.

“ Padmasambhava in sé mi interessava e mi interessa ancora molto ma assai più mi interessa il suo paese d’origine, dove tutto lascia credere che ci fosse stato, ai suoi tempi, un grande fervore di vita religiosa e letteraria e dove il Buddhismo, per cause non ancora del tutto chiare, assunse forme gnostiche e magiche verso le quali ho sempre provato una grande attrazione, non soltanto perché vi si alimentano angosce e speranze non ignote neppure all’ Occidente, ma soprattutto perché in quel tardo buddhismo affiorano miti e liturgie antichissime, sia pure presentate in veste nuova e interpretate in maniera diversa dalla primitiva crudezza” (G. Tucci “ La Via dello Swat” ed. 1978)

Leggenda vuole che Guru Rinpochè “ Padmasambhava” raggiunse il Tibet nel VIII secolo.

Era figlio di Re, secondo altri sarebbe addirittura apparso miracolosamente su un fior di loto sbocciato nel mezzo di un lago.

Guru Rinpoche il ,“ Maestro Prezioso”, rappresenta la manifestazione del principio del Maestro, radicato nei cuori dei praticanti e principio cardine del Buddhismo Vajrayana.

Note

(1) Le attività archeologiche italiane in Swat hanno inizio del 1955, quando Giuseppe Tucci, famoso tibetologo e orientalista, visitò per la prima volta la regione insieme all’archeologo Domenico Faccenna.

Ebbe inizio così un’attività ininterrotta per 70 anni, che ha visto la missione archeologica italiana dell’allora ISMEO assumere un ruolo di primo piano nell’archeologia dell’Asia meridionale.

(2) Mountain Wilderness nacque a Biella nel 1987, durante il convegno internazionale nel quale venne costituita l’Associazione e al quale parteciparono tanti alpinisti di fama internazionale venne ratificato un manifesto Programmatico delle sue attività noto come le “ Tesi di Biella”.

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Inaugurazione del nuovo anno al Samten Ling

È stato un weekend ricco di emozioni e di profonda ispirazione!

Domenica 14 settembre 2025 abbiamo celebrato l’inaugurazione autunnale del nostro Centro insieme al ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce. Particolarmente significativa è stata la folta presenza dei nostri soci, che con la loro partecipazione calorosa hanno contribuito a rendere l’atmosfera ancora più viva e accogliente.

L’evento è stato arricchito dalla Cerimonia per il trentennale dell’incoronazione di Lama Paljin a Lamayuru, in Ladakh, nel 1995: un momento di grande intensità spirituale e di unione. La consegna simbolica di una pietra proveniente dai Monasteri Ladakhi ha rappresentato il desiderio di superare le barriere e creare legami autentici di fratellanza. A rafforzare questo messaggio è stato l’intervento di Michela Vitali, che ha condiviso con tutti noi una proposta di dialogo e rinnovamento personale.

Un sentito ringraziamento al ven. Lama Paljin per la sua guida costante e per gli insegnamenti di amore e compassione che continuano a ispirarci nel cammino spirituale.

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Lama Paljin festeggiato in India

Sua Eminenza Paljin Tulku, Lama del Monastero Buddhista di Graglia, festeggia i 30 anni sul trono di Atitse in Ladakh (India). Unico Lama italiano riconosciuto come la reincarnazione di un Maestro tibetano vissuto in Ladakh nel 1600, è stato insediato nel 1995 sul trono di uno dei luoghi dove hanno meditato i più famosi yogi dell’antico Tibet.

Ha appena fatto rientro in Italia, il ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce, dopo i festeggiamenti per il 30° anniversario del suo insediamento sul trono di Atitse nel Ladakh (India). Il Ladakh, regione del nord dell’India situata ai piedi dell’Himalaya e culturalmente profondamente legata al Tibet, è da secoli un crocevia di spiritualità e un centro vitale del buddhismo vajrayana.

La cerimonia si è svolta il 23 agosto 2025 nel monastero di Lamayuru alla presenza di una folta rappresentanza di monaci appartenenti a tutti i monasteri Drikung Kagyu del Ladakh.

Noto per la sua instancabile attività di diffusione del Buddhismo in Occidente e per la convinta promozione del dialogo interreligioso in Italia e all’estero, Lama Paljin è l’unico italiano ufficialmente riconosciuto come la reincarnazione di un Maestro tibetano vissuto in Ladakh nel 1600.

Il suo riconoscimento ha avuto luogo informalmente nel 1987 da parte di Sua Eminenza Togdan Rinpoche, capo del lignaggio Drikung Kagyu del Ladakh e riferimento per tutte le Scuole del buddhismo tibetano presenti in quella regione, situata ai piedi della catena himalayana.

La cerimonia formale di insediamento si è però svolta otto anni dopo, perché soltanto in quel momento Arnaldo Graglia, ovvero il monaco Tenzin Nyinje (il cui nome significa colui che insegna la compassione), ha accettato il ruolo e le responsabilità che competono a un Lama reincarnato con il nome di Paljin Tulku (che significa la reincarnazione di colui che dispensa in abbondanza la salvezza spirituale). Nel 1995 è stato insediato sul trono del monastero di Atitse, un luogo di ritiri dove hanno meditato i più famosi yogi dell’antico Tibet.

Con questo titolo, Sua Eminenza Paljin Tulku è entrato anche a far parte dei Maestri che reggono il monastero di Lamayuru, uno dei più antichi e grandi centri di tradizione tibetana, i cui 430 monaci odierni vivono nel monastero e nei templi dei vicini villaggi.

L’eremo di Lamayuru, che è diventato nei secoli un luogo sacro per i buddhisti di tutte le Tradizioni, fu fondato nell’anno 1000 dal Mahasiddha Naropa, un mistico buddhista indiano considerato il più grande erudito dell’Università monastica di Nalanda.

Qui ha avuto luogo nel 1995 l’insediamento ufficiale del Lama Paljin Tulku nel corso di un solenne cerimonia svoltasi nel tempio. Lo stesso dove trent’anni dopo, il 23 agosto 2025, i monaci hanno onorato questo loro Maestro con un’altrettanta solenne cerimonia beneaugurale.

In questa circostanza, una delegazione dei notabili del villaggio di Lamayuru ha voluto rendere omaggio a Sua Eminenza Paljin Tulku Rinpoce per ringraziarlo delle diverse iniziative intraprese nel corso degli anni dal Centro Mandala di Milano a favore di una popolazione disagiata e ancora duramente colpita nei giorni scorsi da un’inondazione che ha distrutto case, campi e strade.

La visita di Sua Eminenza Paljin Tulku Rinpoce si è conclusa con un caloroso arrivederci nel segno della pace e della fratellanza che lega Lamayuru alle comunità del Centro Mandala di Milano, del Monastero Samten Ling di Graglia Santuario e del Centro Deualing di Merano, fondati da questo importante Maestro e frequentati ogni anno da centinaia di praticanti e simpatizzanti provenienti da ogni parte d’Italia e da molti paesi stranieri.

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Chamtrul Rinpoche Lobsang Gyatso: Vita e Insegnamenti di un Maestro Internazionale

Chamtrul Rinpoche Lobsang Gyatso è una delle figure spirituali più rilevanti del Buddhismo tibetano contemporaneo. Riconosciuto come l’autentica reincarnazione del secondo Chamtrul Rinpoche, Pema Nangsel Dorje, egli rappresenta una continuità vivente di una potente linea di maestri realizzati della scuola Nyingma del Buddhismo Vajrayana, in particolare legata al prestigioso Monastero Kathok in Tibet orientale.

Le Origini Spirituali: Una Lunga Linea di Realizzazione

La storia spirituale di Chamtrul Rinpoche affonda le radici nel lignaggio dei grandi maestri Dzogchen. Il suo predecessore, il Venerabile Pema Nangsel Dorje, fu venerato non solo per la sua saggezza nella filosofia buddhista, ma anche per i numerosi segni sovrannaturali che circondarono la sua vita. Si racconta, ad esempio, che i suoi capelli fossero talismani capaci di proteggere anche dagli attacchi armati. Quando morì, imprigionato dai cinesi durante l’invasione comunista, ogni goccia del suo sangue si trasformò in luce arcobaleno: un chiaro segno di realizzazione nel sentiero Dzogchen.

Il presente Chamtrul Rinpoche, nato nell’anno della Lepre d’Acqua, fu accompagnato fin dalla gestazione da sogni profetici e fenomeni miracolosi, riconosciuti come segni inconfutabili della sua reincarnazione. A soli otto anni superò diverse prove tradizionali volte a confermare la sua identità spirituale. In seguito, fu formalmente insediato come guida spirituale al monastero di Tashi Gakyil Thupten Shedrup Choeling a Mardo.

Formazione e Studi: L’Eccellenza Accademica

Chamtrul Rinpoche iniziò la sua formazione monastica all’età di quattordici anni sotto la guida del grande maestro Dzogchen Naljor Yeshe Wangchuk. Completò tre volte le pratiche preliminari (Ngondro), ricevette insegnamenti su Yoga del Calore, Dzogchen e molti altri aspetti avanzati del Buddhismo tantrico. La sua sete di conoscenza lo portò a studiare presso due delle più autorevoli istituzioni del mondo tibetano: il Monastero Kathok e l’Istituto Sertha Larung fondato da Sua Santità Khenpo Jigme Phuntsok Rinpoche.

Dopo molti anni di studio intensivo delle Cinque Scienze Buddhiste, ricevette il titolo di Khenpo, l’equivalente di un dottorato in filosofia buddhista, e fu onorato con il cappello tradizionale dei Pandita. Chamtrul Rinpoche non solo ricevette insegnamenti da oltre venticinque grandi maestri di Tibet e India, ma impartì egli stesso insegnamenti presso istituzioni monastiche, fondando anche una Shedra (collegio filosofico) nel suo monastero nativo.

Missione Globale: Diffusione del Dharma nel Mondo

Dal 1996, Chamtrul Rinpoche si è dedicato alla diffusione del Buddhismo in tutto il mondo. Per oltre un decennio ha insegnato presso il monastero Zilnon Kagye Ling a Dharamsala, e attualmente guida il Bodhicitta Dharma Centre, che conta oltre 4.000 membri provenienti da più di 100 paesi. Viaggia regolarmente in Europa, Americhe, Asia e Africa, offrendo insegnamenti che spaziano dalle pratiche preliminari alle più elevate istruzioni Dzogchen, adattandosi alla predisposizione e ai bisogni dei suoi studenti.

La Visione e il Cuore di un Maestro

Ciò che distingue Chamtrul Rinpoche non è solo la sua erudizione e lignaggio, ma il suo straordinario impegno nel promuovere la pace interiore, la non violenza e l’unità spirituale. Il suo messaggio è universale, accessibile a persone di ogni cultura, fede o origine:

“Senza discriminare nessuno sulla base di genere, razza o credo, desidero che tutti possano godere di pace e armonia. Promuovo al meglio delle mie possibilità la visione, la meditazione e la condotta della non violenza, fonte imprescindibile della vera pace mentale.”

– Chamtrul Rinpoche Lobsang Gyatso

Riconoscimenti e Autenticità

La sua autenticità come reincarnazione del grande Chamtul Pema Nangsel Dorje è stata confermata da numerosi maestri di altissimo livello, inclusi Sua Santità il Dalai Lama, Kathok Getse Rinpoche, Penor Rinpoche, e Terchen Pema Jigme Dorje, fondatore stesso del suo monastero. Le profezie e visioni di numerosi Tertön (rivelatori di tesori spirituali) avevano già predetto la sua rinascita e la sua missione futura a beneficio degli esseri senzienti.

Chamtrul Rinpoche Lobsang Gyatso al Samten Ling

Ogni anno, Chamtrul Rinpoche intraprende un International Teaching Tour, un tour mondiale con cui diffonde i suoi insegnamenti del Dharma a beneficio di tutti i praticanti. Rinpoche sceglie poche tappe per ogni nazione, privilegiando la qualità dell’incontro e la connessione autentica con le persone.

Durante i mesi di agosto e settembre, sarà presente in Europa, dove toccherà poche e selzionate destinazioni. Tra le tappe privilegiate per il 2025 c’è anche il Samten Ling, dove Chamtrul Rinpoche sarà presente il 21 settembre per un insegnamento speciale.

Si tratta di un’occasione unica per incontrare un autentico maestro della tradizione Dzogchen, ricevere le sue benedizioni e ascoltare direttamente la saggezza di un lignaggio millenario.

>> Iscriviti all’incontro <<

  • Chamtrul Rinpoche al Samten Ling nel 2023
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Sostieni Samten Ling, sostieni il Dharma

Mandala Samten Ling è uno spazio dedicato alla pratica, allo studio e alla trasmissione del Dharma, aperto a chiunque desideri avvicinarsi al Buddhismo o approfondire il proprio cammino spirituale.

Ogni attività che svolgiamo – dagli insegnamenti ai ritiri, dalle meditazioni guidate agli eventi culturali – è resa possibile grazie al sostegno volontario dei partecipanti e alla generosità di chi crede nel valore del Dharma.

Dietro a ogni incontro, ci sono spese concrete e costanti, tra cui:

  • Manutenzione del centro: affitto, utenze, riscaldamento, pulizia degli ambienti
  • Spese per ospitare i Maestri: viaggio, vitto, alloggio e accoglienza
  • Materiali per la pratica: cuscini, testi, incensi, candele, strumenti per i rituali
  • Comunicazione e diffusione del Dharma: sito web, locandine, stampa materiali, gestione eventi
  • Cura degli spazi comuni: giardino, aree meditative, sale di pratica

Samten Ling vive grazie al sostegno di chi lo frequenta.

La tua offerta – libera e consapevole – è essenziale per far sì che il centro possa continuare a essere un luogo di rifugio, silenzio e trasformazione, aperto a tutti.

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Grazie Maestro

Dedica al Ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce

“Con mente chiara e Luminosa mi inoltro nella vita per coglierne il fiore più prezioso: il fiore del silenzio.”

È nei tuoi silenzi che tocchi i nostri cuori, è nelle tue parole che cambi le nostre vite.

È nell’esempio che illumini il nostro cammino e ci guidi con amore e pazienza.

Nel buio ci lasci crescere liberi e nel chiarore del giorno ci scopri esseri umani migliori.

Grazie per essere una fonte di ispirazione. un dono prezioso, un faro nella tempesta.

Grazie per la tua saggezza, per la conoscenza, la compassione e l’amore di madre, per la condivisione, per l’umanità e la forza. Per esserci sempre vicino.

Grazie perché ci mostri in te la via della pace interiore e del rispetto trasformando la nostra vita in un cammino di consapevolezza e amore.

E con l’amore e il rispetto dell’allievo insieme alla stima dell’essere umano, ti auguriamo che in questo giorno – e sempre, e a lungo ancora – la bellezza di ogni istante, l’energia di ogni respiro possano essere complici del tuo cuore, “il tempio di pace”, nell’essere sorgente inesauribile di acqua fresca e limpida per la sete mai dòma dello spirito e balsamo per le sofferenze del mondo intorno.

Buon compleanno!

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