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Loten Namling: chi è l’ospite d’eccezione del Vesak 2026 al Samten Ling

Musicista, attivista, custode di un popolo

C’è chi nasce in un luogo e ci rimane. E c’è chi nasce tra le montagne del Darjeeling, attraversa l’India, l’Europa e il mondo intero — non per fuggire, ma per far sentire la voce di chi non può parlare.

Loten Namling è tutto questo: un uomo che ha trasformato il proprio esilio in arte, la propria nostalgia in musica, e la propria storia in un atto di resistenza culturale.

Nato nel 1963 a Darjeeling, cresciuto a Dharamsala nella scuola tibetana per bambini in esilio, Loten studia Filosofia all’Università di Delhi prima di approdare in Svizzera nel 1989 — lo stesso anno in cui il Muro di Berlino cade e Piazza Tiananmen scuote il mondo. Non è un caso: Loten arriva in Europa con la consapevolezza di chi sa che i cambiamenti epocali si costruiscono anche con le parole, con le canzoni, con la testimonianza diretta.

In Svizzera diventa educatore, lavora con i bambini tibetani in esilio, partecipa a forum internazionali per i diritti umani. Ma è attraverso la musica che la sua voce raggiunge il cuore delle persone: il Drangyen, il liuto tibetano, diventa il suo strumento di battaglia e di bellezza, intrecciato con sonorità rock, jazz, blues e musica nepali. Un suono che non appartiene a nessuna categoria, proprio come lui.

Attivista instancabile, ha trascinato letteralmente una bara attraverso la Svizzera in pellegrinaggio simbolico per la libertà del Tibet. Ha suonato con band rock tibetane. Ha protestato contro le Olimpiadi invernali di Pechino. Ha portato la sua arte davanti a Sua Santità il Dalai Lama, in occasione del suo 90° compleanno a Dharamsala nel 2025 e più recentemente si è esibito nella cerimonia di apertura della “Biennale Arte 2026” di Venezia.

«Attingendo alle canzoni e alle storie della mia infanzia, ho cominciato a condividerle per far luce sulla verità della situazione del Tibet, con i miei figli e con il mondo.»

Loten Namling non è semplicemente un artista. È un ponte tra civiltà, una voce che unisce Oriente e Occidente, tradizione e contemporaneità, spiritualità e impegno politico.

Averlo con noi è un privilegio raro. Non perdere l’occasione di incontrarlo.

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Nelle stelle la tua voce – Parte 3

La voce è un’onda energetica, con una ben precisa matrice astrale. Nel precedente articolo, abbiamo spiegato come si valutino le qualità canore d’un individuo in base al suo tema natale. Passiamo ora in rassegna le potenzialità vocali determinate dalla posizione di Venere nei segni zodiacali di terra e acqua, con numerosi esempi di cantanti famosi.

Venere nei segni di terra

Venere in Toro

Questa posizione planetaria compare spesso nei temi dei grandi cantanti. Determina una voce piena, pastosa, dolce e carezzevole. Molto dotata per volume ed estensione, appare adatta all’espressione del sentimento romantico, o in generale a melodie armoniose e soavi.

Decisamente sontuosa è ad esempio la Venere in Toro di Mina: congiunta a Medio Cielo, Urano e Marte, tutti in Toro, è trigona a Nettuno in seconda e sestile a Mercurio in Pesci in ottava: ciò indica una voce intensa, potente, versatile e sensuale, che suscita grande emozione.

Il forte temperamento teatrale e drammatico di Mina è inoltre evidenziato dalle valenze di fuoco presenti nella sua carta del cielo (Sole e Giove in Ariete, Plutone e Ascendente in Leone). Venere in Toro ha plasmato anche la voce di Franco Battiato, Bono (U2) e Paul McCartney. In ambito operistico ricordiamo Cecilia Bartoli, Lina Pagliughi, Natalie Dessay e Franco Corelli.

  • Mina

  • Franco Battiato

  • Bono (U2)

Venere in Vergine

Dona ai cantanti una voce limpida, leggera e spesso (nelle donne) acuta. Giovanile fino a tarda età, mostra timbro chiaro e intonazione precisa. Aveva questa Venere, strettamente congiunta al magico Nettuno, e tre pianeti in Bilancia la leggendaria cantante indiana Lata Mangeshkar, la cui vocalità alata ed estatica si distingue per nitore e purezza cristallina.

Venere in Vergine favorisce una ricerca vocale raffinata e sorvegliata, giocata sulle sfumature più che su potenza ed esuberanza, come dimostrano John Lennon (Venere trigona al Medio Cielo), Gino Paoli e Sting. Nel grafico natale di Ornella Vanoni, Venere cade in dodicesima, congiunta a Nettuno e Ascendente e opposta alla Luna in Pesci: ciò indica una sensibilità sofferta e travagliata, che conferisce particolare fascino alle sue interpretazioni; Mercurio e Giove in seconda in Bilancia, trigoni al Medio Cielo in Gemelli, aggiungono inoltre un tocco di classe aerea e sottile.

Quanto a Loredana Berté, Venere in Vergine in prima le offre una voce solidamente definita e penetrante, da protagonista, resa sensuale, ruvida e graffiante dal trigono alla Luna in quinta in Capricorno e da Saturno in seconda. Tra i cantanti lirici nati con Venere in Vergine, spicca Luciano Pavarotti: la sua voce dolce, luminosa e squillante trae origine da una splendida Venere in prima, congiunta a Nettuno in seconda e trigona a Medio Cielo/Urano in Toro. Il suo temperamento solare, espansivo e pieno di sentimento dipendeva invece da Marte in Sagittario, sestile a Sole in Bilancia e trigono a Luna in Ariete e Ascendente Leone.

  • John Lennon

  • Ornella Vanoni

  • Luciano Pavarotti

Venere in Capricorno

In genere determina una voce grave o di timbro scuro, autorevole, adatta a interpretazioni d’un certo spessore e poco incline a melodie brillanti o frivole. Tra gli esempi più interessanti di questa posizione del pianeta troviamo Frank Sinatra: dotato da un lato di una voce molto maschile e vigorosa (anche grazie al Sole in seconda in Sagittario trigono largo a Marte in Leone in decima), dall’altro d’una calda sensibilità musicale e romantica, conferita da Nettuno in Leone al Medio Cielo e da Giove/Luna in Pesci.

Anche Adriano Celentano possiede un timbro tipicamente virile, ma capace di sfumature dolci ed estrose (Venere in prima, sestile a Marte/Luna in Pesci in seconda e trigona a Urano in Toro). Tre le donne va citata Édith Piaf, dalla voce vibrante, drammatica, melodica e intimista (Venere in seconda, trigona al Medio Cielo, sestile all’Ascendente Scorpione e a Giove in Pesci in quarta). Celebri cantanti lirici hanno Venere nel decimo segno, in particolare la divina Maria Callas, Plácido Domingo (Venere trigona a Giove e Saturno in Toro) e Juan Diego Flórez (Venere trigona al Medio Cielo in Toro e alla cuspide della seconda; Luna in Toro in decima trigona a tre pianeti in sesta).

  • Frank Sinatra

  • Maria Callas

  • Plácido Domingo

Venere nei segni d’acqua

Venere in Scorpione

Dona una voce sensuale e coinvolgente che tocca le corde più segrete (ma non necessariamente più elevate) dell’animo umano. La sua forza e intensità possono renderla adatta a diversi generi musicali, dal canto classico al rock più duro e dissonante.

Questa posizione di Venere determina di norma – soprattutto negli uomini – un timbro grave o scuro, oppure roco e graffiante. Qualche esempio? Bruce Springsteen, Eros Ramazzotti e Alice (Venere congiunta a Saturno in seconda e sestile a Marte in Capricorno). Nel caso di Annie Lennox, il suo stile intenso e incisivo e al tempo stesso sofisticato e androgino è rivelato da Venere congiunta a Saturno e trigona a Marte/Giove/Urano, dal sestile tra Marte e la Luna in Capricorno e dal trigono fra Nettuno in Bilancia in seconda e il Medio Cielo in Gemelli.

In ambito lirico, Venere in Scorpione accorda impeto drammatico (José Carreras) e talora una straordinaria spontaneità del registro acuto (Joan Sutherland, con Venere congiunta al Sole e trigona a Plutone).

  • Bruce Springsteen

  • Eros Ramazzotti

  • José Carreras

Venere in Pesci

Corrisponde a una voce duttile e delicata, che tende alle tonalità acute e al lirismo sognante. È una delle più adatte a canti devozionali e spirituali, poiché sa regalare momenti di vera poesia e incanto.

Tra gli esempi più eloquenti di questa configurazione va ricordata Barbra Streisand, dal timbro soave (Venere in dodicesima) ma anche caldo e potente, per via di ben quattro pianeti in Toro: Sole e Mercurio trigoni al Medio Cielo, nonché Urano e Saturno in seconda trigoni a Nettuno). Senza dimenticare Céline Dion, Leontyne Price, Diana Ross e Antonello Venditti.

  • Barbra Streisand

  • Antonello Venditti

  • Celine Dion

Ma voi che voce avete? Sapete in che segni si trovino la vostra Venere e seconda casa, rivelatrici del talento canoro? Siete curiosi di capire se nella vostra carta del cielo brilla qualche abilità artistica? Sarò felice di scoprirlo insieme a voi leggendo la vostra mappa celeste!

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8×1000: tutta la differenza di questo mondo

L’8×1000 è molto più di una firma: è una scelta concreta che può trasformarsi in aiuto, cura e possibilità per migliaia di persone.

Grazie ai fondi dell’8×1000, l’Unione Buddhista Italiana sostiene ogni anno progetti sociali, educativi, ambientali e umanitari in Italia e nel mondo. Dai percorsi di cura per persone senza dimora gravemente malate, ai progetti dedicati all’autismo e alla disabilità, fino alle iniziative per la tutela dell’ambiente, dell’infanzia e dell’inclusione sociale, ogni intervento nasce da un principio semplice: prendersi cura della vita in tutte le sue forme.

I progetti

Negli ultimi anni sono stati sostenuti oltre 1.300 progetti umanitari, collaborando con associazioni, realtà del Terzo Settore e organizzazioni impegnate ogni giorno accanto alle persone più fragili.

Con i fondi raccolti sono stati realizzati, ad esempio, progetti di accoglienza e integrazione per minori rifugiati, interventi educativi nelle scuole, sostegno psicologico e sociale, percorsi di accompagnamento nelle carceri, iniziative per la salvaguardia degli ecosistemi marini e attività di assistenza sanitaria e culturale in contesti difficili.

PROGETTI REALIZZATI CON L’8X1000

Non una tassa in più

Eppure, molte persone ancora non sanno che l’8×1000 non è una tassa in più. È semplicemente una quota dell’Irpef che lo Stato distribuisce in base alle scelte espresse dai cittadini. Firmare non comporta alcun costo aggiuntivo: significa solo decidere a chi destinare quella quota già prevista dalle tasse.

Anche chi non firma contribuisce comunque alla ripartizione dell’8×1000. In quel caso, però, la propria quota viene distribuita secondo le preferenze espresse da chi ha scelto. Per questo firmare è importante: permette di esprimere la propria volontà e sostenere direttamente i progetti e i valori in cui si crede.

Scegliere l’8×1000 all’Unione Buddhista Italiana significa sostenere una visione fondata sulla compassione, sulla responsabilità condivisa, sul rispetto per l’ambiente e sulla dignità di ogni essere senziente.

Come firmare

Firmare è semplice: basta inserire la propria firma nel riquadro dedicato all’“Unione Buddhista Italiana” presente nei modelli 730, Redditi Persone Fisiche o CU. Anche chi non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi può comunque scegliere a chi destinare l’8×1000 consegnando l’apposita scheda in busta chiusa presso un ufficio postale o un CAF autorizzato.

COME FIRMARE PER L’8X1000

Perché una firma, quando arriva davvero a chi ne ha bisogno, può fare una grande differenza.

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Nelle stelle la tua voce – Parte 2

La voce è un’onda energetica, con una ben precisa matrice astrale. Nel precedente articolo, abbiamo spiegato come si valutino le qualità canore d’un individuo in base al suo tema natale. Passiamo orain rassegna le potenzialità vocali determinate dalla posizione di Venere nei segni zodiacali di fuoco e aria, con numerosi esempi di cantanti famosi.

Venere nei segni di fuoco

Venere in Ariete

Accorda una voce parlata decisa e autorevole. Nel canto, si rivela spesso calda, potente, intonata e molto musicale, tendenzialmente chiara e acuta (oppure, in altri casi, leggermente arrochita e molto sensuale nelle tonalità gravi). Numerosi cantanti celebri sono nati con Venere in questa posizione, che è tra le più propizie per lo sviluppo delle doti canore: Laura Pausini (Nettuno in seconda in Sagittario, trigono a Venere in Ariete in sesta e al Medio Cielo in Leone, denota una vocalità carica d’energia e destinata a un notevole successo professionale), Giorgia, Mariah Carey, Anna Oxa e Fiorella Mannoia. Lucio Dalla e Lucio Battisti combinano Venere in Ariete con le sfumature interiorizzate suggerite dal Sole in Pesci. In ambito lirico: Mirella Freni, Montserrat Caballé, Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Giulietta Simionato e Birgit Nilsson.

Venere in Leone

Non basta avere una bella voce per diventare cantanti: occorre anche saper padroneggiare il palcoscenico, e chi nasce con Venere in questa posizione è in ciò favorito, oltre a possedere una voce ampia, solare, squillante e sensuale, con un affascinante calore emotivo. Whitney Houston, ad esempio, vanta una trionfale Venere in Leone, congiunta al Sole in sesta e trigona al Medio Cielo in Sagittario, nonché a Luna e Giove in Ariete. Quanto ad Arisa, Venere in decima trigona a Urano in seconda le assicura una vocalità luminosa e originale, con un’aura raffinata (per via delle forti valenze Vergine-Bilancia). Ricordiamo inoltre Olivia Newton-John (indimenticabile interprete e voce femminile di Grease, nata con Venere congiunta a Plutone e trigona a Giove), Raffaella Carrà (piena di verve e simpatia grazie a Venere, congiunta a Medio Cielo e Plutone e sestile a Urano in Gemelli), Madonna e Roberto Vecchioni.

Venere in Sagittario

Non sono numerosi i cantanti con Venere in Sagittario, segno in cui prevale la simbologia della voce parlata: in genere piuttosto sonora, comunica allegria ed euforia e s’impone all’attenzione altrui. Nel canto, questa posizione di Venere può comunque indicare alcune particolari capacità: utilizzare/imitare differenti tipi d’emissione e modulazione, interpretare repertori in lingue straniere, evocare atmosfere di paesi lontani o trasmettere con la propria voce messaggi spirituali/sociali. Venere in Sagittario brilla nel tema dell’esplosiva Tina Turner, dalla voce sensuale ricca di slancio e vitalità (Venere in quinta, trigona a Saturno in Ariete e all’Ascendente Leone; Medio Cielo in Toro congiunto ad Urano; Plutone in Leone). Senza trascurare David Bowie, Sinéad O’Connor e Domenico Modugno.

Venere nei segni d’aria

Venere in Gemelli

Si tratta d’una voce chiara, duttile, fresca, giovanile e intonata, nelle donne sovente acuta e argentina. Possiede una grazia squisita ed è portata per il canto virtuosistico e d’agilità, o comunque per raffinate modulazioni. La disposizione ludica e ideativa del segno inclina a un repertorio brillante, o a un’attività artistica legata a contenuti intellettuali. Diversi soggetti con Venere in questa posizione sono comunque forse più propensi a condividere con altri il loro interesse culturale per il canto che a praticarlo loro stessi. Tra i cantanti, vanno menzionati Amelia Cuni (rinomata interprete di canto classico indiano Dhrupad, con Venere sestile a Urano in nona e Luna in seconda trigona al Medio Cielo), Marcella Bella, Bob Dylan e Massimo Ranieri (Venere trigona a Nettuno in Bilancia e sestile a Plutone in Leone; Sole in Toro). In ambito lirico: Fiorenza Cossotto, Daniela Dessì e Giuseppe Di Stefano (caratterizzato anche da Sole e Nettuno in Leone).

Venere in Bilancia

Venere in Bilancia corrisponde nel canto a una voce limpida, levigata e armoniosa, utilizzata con finezza e musicalità. È il caso, specie nella fase giovanile, di Mia Martini, interprete elegante dalla sensibilità intensa e sofferta (Venere congiunta al Medio Cielo e sestile alla Luna in dodicesima). Al grande Freddie Mercury, Venere in Bilancia congiunta a Giove e trigona a Urano in Gemelli donava una voce musicalissima, estesa, potente, elettrizzante e genialmente eversiva. Venere si colloca nel settimo segno anche nel tema di Zucchero Fornaciari.

Venere in Acquario

Venere in Acquario ispira attitudine agli studi musicali e spesso doti canore, determinando una voce cristallina ed eterea, adatta al canto classico o ad impieghi sperimentali ed estrosi. Difficilmente però possiede vigore drammatico, salvo propizi aspetti collaterali. Questa posizione astrale contraddistingue la famosa cantante indiana Shreya Ghoshal, la cui voce è resa magica ed evocativa dal sestile Venere/Nettuno e da dolci valenze acqua (Sole/Mercurio in Pesci e Luna in Cancro). Oltre a Elton John e Angelo Branduardi, ricordiamo Gianni Morandi, con Venere in seconda, trigona a Nettuno, Giove e Medio Cielo: la sua voce è resa particolarmente calda e amabile dai sestili di Nettuno in decima in Bilancia con Marte, Ascendente e Plutone in segni di fuoco. Diversi cantanti lirici hanno Venere in Acquario, come Renata Scotto, Kiri Te Kanawa e in particolare Renata Tebaldi. Definita ‘voce d’angelo’, possedeva un timbro celestiale e soave e al tempo stesso potente. Il suo tema natale ospita difatti, oltre al Medio Cielo in Toro, la congiunzione Venere/Sole, trigona a Saturno e Giove in Bilancia. Nettuno all’Ascendente in Leone le conferiva inoltre intensità emotiva e una straordinaria ricchezza di colori e accenti.

Nel prossimo articolo, considereremo le qualità vocali connesse a Venere nei segni di terra e d’acqua. Ma voi che voce avete? Sapete in che segni si trovino la vostra Venere e seconda casa, rivelatrici del talento canoro?

Siete curiosi di capire se nella vostra carta del cielo brilla qualche abilità artistica? Sarò felice di scoprirlo insieme a voi leggendo la vostra mappa celeste!

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Trasformare i conflitti secondo l’antica pratica buddhista

Un weekend di evoluzione personale, consapevolezza e saggezza secolare.

Uno dei temi più urgenti che mi trovo ad affrontare quando accompagno persone in percorsi di consapevolezza è il conflitto relazionale. Tante sono le domande: come imparare ad attraversare il conflitto? Cosa mettere in atto perché diventi un’esperienza generativa di consapevolezza? È possibile spegnere il fuoco della rabbia?

La filosofia e la psicologia buddhista ci vengono in aiuto e ci insegnano innanzitutto che non esiste conflitto esterno che non sia specchio di un conflitto interno. Dunque la prima relazione di cui prendersi buona cura è quella che abbiamo con la nostra mente. Prima occorre saper osservare, accogliere e trasformare il conflitto interno e solo dopo saremo in grado di entrare in relazione con le altre persone in modo armonico, costruttivo e non conflittuale.

L’antica saggezza buddhista ci fornisce tanti strumenti che se compresi e applicati possono portarci a vivere con consapevolezza, rispetto e pienezza la vita, facendo del conflitto un mezzo abile di evoluzione.

Tutto questo sarà oggetto di analisi e ne faremo laboratorio durante il seminario “Dalla reazione all’azione: trasformare i conflitti secondo le Quattro Nobili Verità”, un’esperienza immersiva di due giorni, un viaggio interiore per trasformare la re-azione in azione consapevole. Attraverso la lente profonda degli antichi insegnamenti, la filosofia buddhista non sarà solo teoria, ma uno strumento pratico e tagliente per smontare il meccanismo del conflitto e riappropriarci del nostro potere di scelta.

In questo seminario imparerai semplici pratiche di mindfulness, sia sedute che camminate, per ritrovare presenza e consapevolezza nella vita quotidiana.

Attraverso esercizi di scrittura consapevole e momenti di riflessione in cerchio di dialogo, potrai aprirti a una nuova comprensione delle relazioni che vivi, coltivando ascolto, equilibrio e gentilezza. Se vuoi prenderti buona cura della tua mente e del tuo cuore insieme ad altri praticanti in cammino, ti aspetto dal 22 al 24 maggio presso il centro di Dharma Mandala Samten Ling, luogo del risveglio interiore, oasi di pace e spiritualità.

Iscriviti al ritiro

Del silenzio e dell’ascolto ne ho fatto un lavoro e quando parlo lo faccio con filosofia.

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Nelle stelle la tua voce – Parte 1

Com’è noto, i vari generi di musica – classica, pop, rock, jazz e così via – determinano differenti stati d’animo nell’ascoltatore, esercitando un’influenza distensiva, rallegrante o dinamizzante. Anche i diversi tipi di voce suscitano ben precise risposte emotive in chi sia loro esposto. La voce, infatti, talora inespressiva o sgradevole e in altri casi, invece, vivace o ammaliante, è un’onda energetica con un peculiare potere vibratorio. Non a caso il termine latino carmen significa non solo ‘canto’, ma anche ‘incantesimo’.

Perché alcuni di noi sono affascinati dai toni sovracuti delle cantanti liriche, altri dalle sonorità gravi dei monaci tibetani? E ancora, perché ognuno di noi nasce con un particolare timbro ed è più o meno intonato? Anche nella voce – impalpabile ma assai rivelatore contrassegno identificativo d’ogni individuo – è possibile cogliere una matrice astrale. Ma quali sono le caratteristiche astrologiche dei cantanti artisticamente più dotati?

Come valutare astrologicamente le qualità canore

Si analizzano in primo luogo:

  • a posizione di Venere. Oltre a simboleggiare armonia, amore, fascino, senso estetico e talento artistico, questo pianeta presiede specificamente al canto e al timbro vocale (con connotazioni diverse secondo il segno e la casa occupati e gli aspetti formati con altri pianeti);
  • il segno del Toro (retto da Venere) e la seconda casa (cosignificante del Toro), corrispondenti a gola, laringe e corde vocali. Il segno del Toro è spesso valorizzato nei temi di cantanti, mentre in generale i pianeti presenti in seconda casa denotano, insieme a Venere, la qualità della voce sia parlata sia cantata.

Poiché il canto richiede una respirazione ampia e profonda, è essenziale una buona funzionalità polmonare, assicurata se Mercurio e i Gemelli appaiono felicemente sostenuti, o per lo meno non afflitti; particolarmente importante è a questo proposito il diaframma, muscolo respiratorio governato da Mercurio dal punto di vista fisiologico e da Giove (espansione, dilatazione) per quanto concerne l’impiego a fini artistici.

Mercurio (pianeta del linguaggio), i Gemelli e la Vergine e in generale i segni d’aria concorrono inoltre a determinare orecchio e intonazione, dizione e fraseggio, la capacità di comprendere e memorizzare strutture musicali complesse, l’agile modulazione della voce e la gestione di repertori in più lingue.

Indispensabili per affrontare seriamente lo studio del canto sono anche altre componenti, quali la sensibilità artistica, la musicalità e un’accentuata carica emotiva, molto probabili se la quinta casa è fortemente stimolata e se Venere, Mercurio, Luna o Nettuno risultano dominanti e formano aspetti positivi.

L’influsso degli elementi

In generale, il prevalere dell’elemento aria (Gemelli, Bilancia, Acquario) indica un’ispirazione eterea, leggera e inebriante, così come agilità vocale, classe, controllo tecnico e capacità d’interpretare stili diversi. Il predominio dell’elemento acqua (Cancro, Scorpione, Pesci) infonde un’ispirazione mistica, romantica o sensuale, ricca di pathos. Quanto ai segni di fuoco (Ariete, Leone e Sagittario), apportano potenza e un’ardente intensità emotiva; quelli di terra (Toro, Vergine, Capricorno), armonia, pienezza e stabilità della voce.

Altri fattori propizi

Nel tema dei cantanti che al talento naturale abbinino uno studio rigoroso e una tecnica impeccabile, giocano un ruolo incisivo non solo il Toro, governato da Venere, ma anche la Vergine e il Capricorno (tre segni in cui cadono con una certa frequenza Venere, il Medio Cielo o le case seconda e sesta). La terra, elemento femminile, ricettivo e costruttivo, è difatti l’energia più legata alla produzioneartistica realizzata con metodo e perfezionismo. Ad esempio, nel tema di Giorgia spicca Marte in Capricorno in seconda, che forma un magnifico trigono a stella con la Luna in Toro in sesta e Plutone in Vergine in decima. Senza trascurare la potente Venere in Ariete, trigona a Giove (estensione) e Nettuno (musicalità) all’Ascendente.

Fondamentale per gli aspiranti cantanti è la cosiddetta vis scaenica, determinata da un temperamento estroverso e istrionico. Sono molto indicative in questo senso eventuali valenze nei Gemelli e nei segni di fuoco, con particolare riferimento al Leone, che corrisponde al gusto dell’esibirsi, alla recitazione, alla declamazione e alla spettacolarità. Vanno considerati anche gli aspetti positivi tra Sole, Giove, Marte e Plutone e il ruolo chiave della prima casa (protagonismo). Quando appaiono molto sollecitate, le case sociali (terza, settima e undicesima) sottolineano la capacità di brillare in pubblico.

Le voci acute, chiare e argentine sono in genere segnalate da valenze Gemelli, Acquario, Vergine e Pesci, nonché dagli aspetti di Venere con Mercurio e Luna. Le voci di timbro grave, oppure anche acuto ma con un colore scuro e possente, sono invece più frequentemente indicate da valori Leone, Scorpione, Capricorno e da aspetti di Venere con Marte, Giove, Saturno e Plutone.

Venere in relazione armonica con gli altri pianeti

enere manifesta un significato differente a seconda degli astri con cui stabilisce legami. Se forma aspetti positivi con la Luna rende la voce dolce e morbida, mentre in aspetto a Mercurio dà alla voce una sonorità fresca e adolescenziale, oppure inclina a vivere la dimensione del canto in modo intellettualmente impegnato, come studiosi di musica etnica, critici musicali o cantautori. In aspetto con il Sole conferisce una voce calda e soave, molto piacevole e armoniosa.

Quando è in aspetto a Marte, produce voci dure, aggressive, sensuali e graffiate, adatte al rock. In aspetto con Giove la voce si fa estesa e potente, mentre in aspetto a Saturno assume tonalità basse/cupe/roche, oppure sfumature essenziali e severe adatte a un repertorio colto. Gli aspetti Venere-Urano caratterizzano le voci ispirate, versatili, emozionanti e dirompenti, oppure gli stili di canto eccentrici, trasgressivi e ribelli. Ad esempio, la rockstar Gianna Nannini ha Venere in Cancro in casa terza, congiunta ad Urano e trigona a una volitiva e sensuale Luna in Scorpione. Venere congiunta, sestile o trigona a Nettuno dona una voce duttile ed evocativa, in grado di commuovere e d’irradiare vibrazioni molto spirituali. Venere in aspetto a Plutone rende infine la voce magnetica e veemente, dotata di passionalità e impeto drammatico.

Nei prossimi articoli, passeremo in rassegna le qualità vocali di ciascuno dei segni zodiacali, con numerosi esempi di cantanti famosi. Ma voi che voce avete? Sapete in che segni si trovino la vostra Venere e seconda casa? Siete curiosi di capire se nella vostra carta del cielo brilla il talento canoro, o magari qualche altra abilità artistica? Sarò felice di scoprirlo insieme a voi leggendo la vostra mappa celeste!

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Scopri la forma di Tara che illumina la tua carta del cielo

Oggi vi parlerò d’una meravigliosa indagine esoterica, che ci consente di capire quale forma della dea Tara sia più connessa alla nostra individualità. Non si tratta dell’assegnazione dello yi-dam (divinità prescelta per la meditazione) da parte d’un maestro. Si tratta d’una tecnica astrologica (ispirata dal ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce) fondata su una corrispondenza fra i gradi zodiacali e le ventuno manifestazioni di Tara. In base alla struttura della nostra mappa celeste, si possono rilevare da una a tre Tara dominanti. Ciò consente di cogliere quali sue specifiche forme siano più affini alle energie preminenti nel nostro tema natale e possano rischiarare il nostro cammino spirituale, aiutandoci a far fiorire pienamente talenti e potenzialità. Sarà come scoprire un sole splendente nel cuore, da cui continuamente trarre ispirazione nel percorso evolutivo. Io, ad esempio, ho incluso nelle mie meditazioni le Tara che risultano a me più vicine in base alla carta del cielo e vi posso assicurare che mi donano grandissima letizia.

Le prerogative della Dea

Tara è una delle divinità più venerate del pantheon buddhista indo-tibetano ed esprime una natura delicata e gioiosa. Non solo è fonte di saggezza intuitiva e globale, ma è rapida, intrepida e intensamente compassionevole nell’agire, prendendosi cura d’ogni essere come una madre del proprio unico figlio. I suoi doni? Affranca da paure ed emozioni negative, accelera il progresso e la trasformazione spirituali, infonde pace e completezza interiori.

L’arcobaleno delle manifestazioni di Tara

In quanto entità buddhica, Tara genera inoltre un variegato ventaglio di ventuno emanazioni di differente colore, ognuna delle quali corrisponde a una particolare risorsa salvifica e tonalità mistica della dea dell’amorevole beatitudine. Ogni forma di Tara presenta un insieme di significati generali, che assumono declinazioni molto specifiche in rapporto alle particolari caratteristiche astrali d’ogni consultante. Ad esempio, l’XI Tara allevia le sofferenze di chi si sente misero e povero, afflitto da una privazione. Ciò non si riferisce necessariamente ai beni materiali. Magari si tratta d’una donna che non riesce a realizzare il proprio desiderio di maternità, oppure che sin dalla prima giovinezza si sente poco avvenente e insicura riguardo alla propria immagine femminile.

L’importanza di un’accurata interpretazione

Ecco perché solo un’approfondita analisi preliminare del tema natale consente un’effettiva personalizzazione delle valenze che le forme di Tara rivestono nel nostro caso. Chiedendo questo consulto, non vi sentirete quindi ripetere le indicazioni base riferite a ogni Tara in tutti i libri. Punteremo piuttosto ad individuare le peculiari benedizioni e i sostegni energetici che una data Tara può accordare ‘su misura’ a ciascuno di noi. Va poi considerato che la Tara che ci è astralmente affine può agire su di noi in due modi: esprimendo qualità già sbocciate che da tempo manifestiamo spontaneamente, o al contrario caratteristiche in noi attualmente assenti ma potenzialmente attivabili. La Tara dominante può in questo senso rappresentare la nostra grande sfida esistenziale, quella che vinta ci porterà a rivelare la parte migliore di noi.

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Karma e astrologia: è tutto scritto nelle stelle?

In che misura le configurazioni astrali influiscono sulla vita dell’uomo? In coincidenza con il primo respiro, le particolari vibrazioni planetarie e siderali di cui è carica l’atmosfera vengono assorbite dal neonato: creano così in lui, come un sigillo sulla cera, un’impronta astrale distintiva, secondo una concezione ben nota a partire dall’astrologia ellenistica e tipica anche della magia talismanica.

Il pensiero cristiano

Nella prospettiva della teologia cristiana medievale, le predisposizioni e tendenze determinate dai pianeti non sono però rigidamente condizionanti, ciò che permette di conciliare la teoria degli influssi astrali con la dottrina del libero arbitrio: Astra inclinant, non necessitant, recita un celebre adagio, citato (in una forma leggermente diversa) da Tommaso d’Aquino, nel XIII secolo. Anche Dante sottolinea come dagli astri originino solo inclinazioni naturali, non necessariamente seguite dalla volontà umana.

Le speculazioni orientali

Una diversa visione è attestata nella tradizione hindu e nel buddhismo indo-tibetano, secondo cui le linee guida del destino tracciate nel tema natale sono in genere ineludibili. Non rappresentano però un cieco, capriccioso meccanismo vincolante che soffoca la libertà dell’individuo, in quanto sono strettamente connesse ai meriti e debiti karmici, e soprattutto alle propensioni e impronte sottili accumulate nelle esistenze precedenti. È quest’insieme di latenze interiori a dar vita alla metafora del ‘vento del karma’ che incessantemente sospinge gli esseri dimoranti nella dimensione samsarica, come emerge nel Bar-do thos-sgrol.

Sulla stessa linea si colloca un famoso verso sanscrito, ricorrente (con alcune varianti) nella trattatistica astrologica indiana: “al pari d’una lampada che getta luce sugli oggetti nascosti nell’oscurità”, l’astrologia rivela i frutti delle azioni positive e negative compiute da ciascuno nel corso delle sue rinascite.

Ciò che traspare dalla nostra carta del cielo è quindi interpretabile come il programma dell’attuale rinascita, scaturito dall’assommarsi delle influenze karmiche che ci caratterizzano. Non è tanto importante arrivare a ricostruire con pittoreschi dettagli le nostre esistenze passate, quanto comprendere che ciò che siamo oggi ne è il risultato, e che ciò che saremo nella prossima vita dipenderà dai pensieri, parole e azioni che produciamo ora.

Come sfuggire a una carta del cielo poco propizia?

Ritenuti signori del tempo e del destino e agenti della legge del karma, i pianeti, o meglio gli dèi che li reggono, sono nell’astrologia indiana oggetto di venerazione (su un piano inferiore rispetto alle divinità principali), ma anche di profondo timore: il loro potere ci può far ascendere alle vette oppure inabissarci tragicamente. Non a caso il termine sanscrito graha, ‘pianeta’, significa letteralmente ‘(entità) che afferra e possiede (una persona)’.

A seconda della loro collocazione più o meno propizia nella carta del cielo, i pianeti ci agevolano o contrastano, a livello psico-fisico e in relazione agli eventi della vita. Sono comunque coesistenti nel karma individuale non solo strati assai tenaci e inevitabilmente condizionanti, ma anche strati meno fissi che possono essere riorientati, se ripensiamo e riprogettiamo con autentica motivazione la nostra vita.

Ecco perché un tema natale ricco d’aspetti negativi non va subìto passivamente, ma vissuto come una sfida evolutiva. E a ben cercare, in quasi tutti i temi molto afflitti da configurazioni negative brilla almeno un pianeta o un aspetto che rappresenta la nostra possibilità di felicità e riscatto, la scintilla trasformativa su cui puntare per una rinascita interiore. Nella tradizione hindu si sottolinea inoltre che i semi del karma passato possono non germogliare, se vengono bruciati, in meditazione, dalle fiamme della saggezza.

Nell’astrologia indiana, i pianeti possono manifestarsi come propizi (śubha-, sad-) o infausti (krūra-, pāpa-). Anche nella letteratura mistica giudaica, nel Sefer yeṣirah, si accenna alla chiaroscurale natura, favorevole o sfavorevole, dei sette pianeti dell’astrologia antica. Essi corrispondono infatti, nell’alfabeto sacro ebraico, alle sette lettere doppie; queste ultime ammettono una duplice pronuncia (con un suono duro o dolce) e incarnano ciascuna due princìpi opposti, simboleggiando la bivalente espressione positiva e negativa delle sette ‘luci del cielo’.

Occorre per altro considerare una riflessione del filosofo neoplatonico Giamblico (III-IV secolo d.C.), in base a cui non è corretto ritenere che alcuni pianeti siano benefici, altri malefici. L’influenza degli astri è di per sé favorevole, in quanto pura e luminosa emanazione di un’energia archetipica superna; assume un carattere nocivo solo in rapporto a vibrazioni deboli o dissonanti dei corpi riceventi.

La peculiare condizione del saggio

Le energie astrali esercitano un dominio incontrollabile solo finché l’individuo raggiunge un elevato stadio evolutivo. Secondo l’induismo e il buddhismo indo-tibetano agiscono, oltre che su materia, natura e cosmo, sul livello fisico e mentale dell’uomo comune, senza però condizionarlo sul piano spirituale. Quanto al saggio, è in parte soggetto agli influssi celesti sul piano fisico, in quanto vive in un corpo, ma ne è affrancato dal punto di vista mentale e spirituale.

Quest’eccezione rappresenta un significativo punto d’incontro con la tradizione occidentale. Secondo una massima ampiamente citata fra il XIII e il XVII secolo, “il sapiente dominerà gli astri” (sapiens dominabitur astris), ovvero riuscirà a sottrarsi agli influssi celesti.

Proprio riferendosi a quest’adagio, Tommaso d’Aquino scrive nella Summa theologiae: “la gran parte degli uomini è guidata dalle proprie passioni, cui solo il saggio resiste. Di conseguenza, le previsioni astrologiche sulle azioni umane si avverano molto spesso. Non di meno, come afferma Tolomeo, ‘Il saggio domina gli astri’, ovvero, resistendo alle passioni, oppone la sua volontà, che è libera e in nessun modo soggetta ai moti celesti, agli effetti degli astri”.

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La magia del canto indiano

Individuare la musica che realmente ci emoziona

Gli insegnanti di canto moderno lamentano un crescente impoverimento, nei giovani allievi, del senso melodico e ritmico. Ciò è dovuto ai modelli loro proposti dai media e dall’industria discografica, spesso assai discutibili a livello tecnico/espressivo e in più inquinanti sul piano energetico. Quanto ai meno giovani, molti si sentono respinti dalla musica attualmente in voga. In realtà in Occidente esiste tantissima musica di qualità, nell’ambito dei generi più vari, non solo quelli colti, e per scoprirla… occorre cercarla con determinazione.

Non trascuriamo comunque di considerare che una magnifica possibilità d’incontrare la nostra musica del cuore è esplorare l’affascinante mondo dell’arte vocale e strumentale indiana. Se è scritto nelle stelle che il nostro viaggio musicale, come fruitori o interpreti, prenderà quella direzione, la ameremo intensamente al primo ascolto.

Cosa s’impara nei corsi di canto indiano?

Studiare il canto indiano significa immergersi in una dimensione in cui sono da secoli tramandati e rigorosamente preservati metodi e repertori nella forma più pura. Gli studenti vengono in primo luogo addestrati a perfezionare l’intonazione, in modo da riuscire a riprodurre anche suggestivi microtoni non eseguibili al pianoforte.

Si è costantemente accompagnati nel canto dal suono circolare e avvolgente d’un bordone detto tanpura. Si studiano cicli ritmici (tala), forme musicali e composizioni basate su antichi testi poetici, venendo guidati nella loro trascrizione, pronuncia e traduzione.

Si apprendono via via numerosi modelli melodici (raga) d’incantevole bellezza, ognuno dei quali è associato:

  • a un particolare segmento temporale, nell’arco delle ventiquattro ore giornaliere e/o nell’ambito delle stagioni;
  • a specifiche atmosfere interiori e stati emotivi. Non si tratta di comuni emozioni, in genere effimere o perturbanti, ma di pure, sublimi onde radianti di sentimento. Esse consentono d’accedere a elevati livelli vibrazionali spirituali/estatici e toccano vette così alte da rappresentare vere e proprie soglie iniziatiche.

Tipologie d’allievi

Mi contattano persone di tutte le età, quasi sempre donne. Diverse fra loro, dopo circa due lezioni, rinunciano a proseguire, anche se dotate d’una voce promettente, perché si rendono conto che si tratta di uno studio da coltivare con amore, assiduità, disciplina, grande pazienza e attenzione analitica.

C’è chi mi chiede (invano) d’imparare solo mantra cantati con arrangiamenti occidentali, chi addirittura domanda: “Ma la tua musica è davvero indiana? No, sai, ho sempre sentito i bhajan accompagnati dalla chitarra!”

Per fortuna però scopro anche il tesoro di belle voci di allievi sinceramente motivati e ho modo di gioire dei loro progressi. C’è chi credeva di avere poca voce, intonazione debole ed estensione limitata, ma con un training mirato riesce poi a emettere suoni precisi, pieni e luminosi.

In sintesi

Il canto indiano è una via mistica e artistica particolarmente indicata:

  • per studenti/docenti di canto, musicoterapia e recitazione, che scopriranno nuove, entusiasmanti possibilità espressive dello strumento-voce
  • per allievi/insegnanti di yoga e ricercatori spirituali, che potranno inserire la loro pratica in una cornice più gioiosa e profonda.

Gli obiettivi che è ragionevole proporsi possono oscillare secondo l’impegno e le caratteristiche dello studente: c’è chi punterà allo sviluppo di una tecnica vocale artistica, come pure chi ricercherà la pura gioia spirituale del cantare semplici brani con una voce libera e dolce.

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