Skip to main content

Autore: admin

Web developer in 3Bit S.r.l.

Le camere interiori della mappa celeste

Struttura generale dell’oroscopo

Il tema natale costituisce la rappresentazione stilizzata della situazione celeste nel giorno della nostra nascita. Segnala le potenzialità, le ricchezze interiori e i talenti (più o meno attivi ed espressi) di cui disponiamo, così come gli aspetti distonici del carattere, i nodi dolorosi del passato ancora da trasformare e il significato delle prove finora affrontate. È suddiviso in varie ‘caselle’, che assumono una specifica colorazione energetica a seconda dei fattori ospitati.

In particolare, il posizionamento dei pianeti nei segni zodiacali descrive il nostro modo di vivere determinati livelli psicologici (affettivo, mentale, volitivo e spirituale). Quello nelle cosiddette dodici ‘case’ (un’ulteriore serie di dodici spicchi non coincidenti con i segni) illustra invece come ci relazioniamo con i diversi ambiti esperienziali della vita: matrimonio, salute, lavoro, figli e così via.

Oroscopo e mandala: le differenze

In quanto cerchio sacro che offre una trasposizione grafico-simbolica altamente condensata della nostra interiorità, l’oroscopo viene spesso definito ‘mandala dell’anima’.

Nonostante la focalizzazione visiva sul punto centrale e l’attuale forma circolare (preceduta da un’originaria redazione quadrata), la carta del cielo non è in realtà propriamente assimilabile a un mandala. Ciò a causa della differente natura degli elementi interni e della loro collocazione non rigorosamente simmetrica. Si può ad esempio presentare il caso di mappe astrologiche in cui i fattori interpretativi si concentrano in uno spazio ristretto, lasciando ampie aree vuote tutt’attorno. Inoltre, in ogni tema è individuabile uno specifico modello geometrico di distribuzione dei pianeti.

Considerando ulteriori aspetti analitici, possiamo affermare che ciascuna carta del cielo ha una fisionomia assolutamente unica. Nella peculiare rete degli aspetti (i rapporti angolari fra pianeti, visualizzabili come sentieri energetici armonici o dissonanti) e nella personalissima collocazione d’astri e cuspidi su specifiche frazioni di grado, si configura il percorso evolutivo previsto per ogni individuo, in base al suo karma.

Ecco invece i parallelismi

La carta celeste può tuttavia, in qualche misura, essere paragonata a un mandala, se intendiamo il termine in senso lato, nell’accezione di sacro sigillo circolare rivelatore dell’essenza e internamente strutturato come un tracciato iniziatico. In estrema sintesi, il diagramma mandalico comprende una serie di cornici circolari concentriche, che conchiudono un palazzo celestiale articolato su più livelli. In stato meditativo, l’iniziato percorre il mandala dall’esterno verso l’interno, sino alla fusione mistica con la divinità dedicataria situata al centro.

Analogamente, la lettura della carta del cielo equivale a compiere un viaggio nella nostra anima, dai tratti comportamentali più macroscopici alle più inafferrabili pieghe dell’inconscio, entrando in contatto con la nostra natura profonda e con il senso complessivo del nostro destino. Pervenire al centro della mappa celeste significa in chiave simbolica identificarsi con la saggezza del nostro sé interiore, divenuto in grado d’integrare e orientare armonicamente le variegate e spesso contraddittorie sotto-personalità.

Alla scoperta del nostro mandala astrale

I settori del tema (segni e case) possono essere visualizzati ed esplorati meditativamente come le stanze del nostro Palazzo interiore. È come se ci venisse consegnata la chiave dorata della conoscenza, atta a disserrare ogni segreto all’audace ricercatore del vero. Pensate, avremo accesso alla rosea Dimora delle benedizioni aurorali (Ascendente), all’assolato Laboratorio del fervore realizzativo (Medium coeli), al Giardino segreto della mezzanotte (Imum coeli) e poi ancora a molteplici altri luoghi dell’anima, in una meravigliosa, caleidoscopica gamma esoterica.

Tutti spazi costitutivamente insiti nella nostra mappa, è vero, ma con quanta amorevole cura ci siamo impegnati ad arredarli, tenerli in ordine e rinnovarli nel tempo? Cosa si staglierà effettivamente davanti ai nostri occhi quando, varcate le soglie, potremo scrutare all’interno? Vedremo luminose sale del tesoro, con scrigni e forzieri traboccanti di gemme lucenti, oppure ambienti bui in cui sono disordinatamente stipati rottami inservibili e ricordi tormentosi? O magari addirittura ci accorgeremo con sgomento di non desiderare affatto penetrare in certi angoli dimenticati, sentendoci respinti indietro da un’inesplicabile forza oppositiva?

Qualunque visione ci appaia, al centro d’ogni stanza si staglia un grande cristallo trasparente, da cui si autogenera una vividissima luce bianca scintillante. È sovente reso opaco e irriconoscibile da spesse incrostazioni create dalle nostre paure e confusioni interiori. Ma grazie ai messaggi evolutivi ricevuti nell’analisi delle camere dell’anima, riusciremo a far entrare luce e aria in tutte le stanze e a metterle in comunicazione fra loro. Potremo così eliminare il ciarpame e le sovrastrutture inutili e restituire alle vivificanti sorgenti di luce centrali il loro originario splendore.

Gli ultimi articoli

Continua a leggere

Viaggio nello Swat

di Antonella Madotto

Quando è apparso sul sito di Mountain Wilderness nel marzo 2023 il bando di concorso per la partecipazione alla spedizione nello Swat ho subito avuto un tuffo al cuore …

A volte può succedere che alcuni nomi o luoghi siano come “ganci” perché tirano fuori dal nostro mondo interiore dei significati, delle intuizioni.

Ma la premessa è che l’essenza del luogo non giunge mai per il tramite di una descrizione, di una mappa che descrive ogni tegola di casa, albero, sasso, fiume che sia.

Qualsiasi descrizione pur dettagliata non contatterà mai il luogo per intero perché alla fine il luogo non esiste autonomamente ma è qualcosa legato all’ esperienza, allo stare lì, al rinunciare all’approccio grossolano e al porsi in ascolto come parte del tutto e nel caso del mio viaggio nello SWAT come parte di un luogo in cui l’uomo è nulla.

“Frane valanghe massi in bilico rendono labile e incerto il terreno.

Freddo e intemperie, calore acqua, in quantità eccessive o eccessivamente scarse, presenza animale: è il regno del Selvatico senza morale, né fine, né pensiero.

Al loro cospetto l’uomo non ha alcuna concreta possibilità è nella sola posizione di ascoltare e tener conto di quanto il luogo pretende, rende possibile o vieta. (“Il Dio degli Incroci – nessun luogo è senza Genio” Stefano Cascavilla)

Premessa

Le montagne dell’alto Swat possono essere considerate una via di mezzo tra gli ambienti alpini, così come si presentavano ai visitatori agli inizi del 1800 e quelli più propriamente himalayani. Si tratta di valli, valichi, vette, ghiacciai ricchi di un particolare fascino spettacolare, dovuto non solo all’eleganza delle elevazioni maggiori, tra i 5000 e i 6000 metri, ma anche alle dense foreste di conifere, ai numerosissimi laghi che si incontrano lungo ogni percorso, ai torrenti limpidissimi, ai pascoli di quota, abitati da piccoli gruppi di pastori nomadi.

Lo Swat è facilmente raggiungibile dalle grandi città della pianura e proprio per questo motivo, è esposto al rischio di una crescita disordinata della frequentazione turistica locale, tendenzialmente aggressiva, ineducata e priva di rispetto.

Gli organizzatori credono che l’unica via per preservare la preziosa integrità di questa vallata di magica bellezza risieda nella concreta proposta di una fruizione alternativa fondata sul rispetto e orientata verso l’istituzione di un parco nazionale.

Il bando

Mountain Wilderness International, il Club Alpino Accademico Italiano e l’ ISMEO con la collaborazione della sezione pakistana di Mountain Wilderness e di Mountain Partnership hanno proposto ai soci delle sezioni nazionali di MW, ai soci dei Club Alpini europei, ai soci delle associazioni ambientaliste e agli appassionati di trekking in ambienti montani incontaminati di partecipare all’esplorazione e all’accurata descrizione dei possibili itinerari turistici dell’ alto Swat.

Un’avventura per individuare percorsi spesso ancora parzialmente sconosciuti e di conseguenza non totalmente programmabili.

Non va dimenticato che Mountain Wilderness non è una agenzia di viaggi. Tanto meno lo sono il Club Alpino Accademico Italiano e l’ISMEO. Se nel caso specifico Mountain Wilderness si occupa di tali aspetti è perché desidera giungere, attraverso la collaborazione di chi condivide le loro idee, ad una maggiore e migliore protezione di un ambiente naturale montano particolarmente minacciato.

Il via allo Swat

Lo Swat come entità geografica si sviluppa su un territorio di circa 2000 chilometri quadrati in gran parte costituito da un’ampia valle fluviale e dai suoi affluenti.

La valle principale è chiusa a nord dai monti dello Swat-Kohistan dai cui ghiacciai origina il fiume Swat.

Le cime maggiori dello Swat Kohistan sono il Falak-sar (mt. 6257) e il Mankial-tsukai (mt. 5725).

È stato fino al 1969 un Principato autonomo.

Per le sue caratteristiche di valle chiusa con orientamento est-ovest, quindi con grande luce solare, ha nel tempo conservato un deposito archeologico di incredibile ricchezza.

Un succedersi di testimonianze umane e artistiche si intrecciano fra leggende e cronache.

Dalle fortezze di Alessandro il Grande di Barikot e Bazira del II secolo a.C.

Alle vestigia dell’Arte del Gandhara sviluppatasi sotto i regni dei principi indo-greci .

E poi via in un susseguirsi di tribù centroasiatiche che l’un l’altra si sospingono verso le fertili ricchezze del subcontinente : Sciti, Parthi, Kushana …

Ma la figura più emblematica che caratterizza lo Swat nel nostro immaginario, vale almeno per i buddhisti di tradizione tibetana, è Padmasambhava o Guru Rinpochè , “Il Maestro Prezioso”

Colui che ha indicato la via dello Swat al Prof Giuseppe Tucci quando ancora si trovava in Tibet grazie al ritrovamento di antichi manoscritti che narravano di una regione “Uddiyana” come la culla del Buddhismo Vajrayana.

“ Padmasambhava in sé mi interessava e mi interessa ancora molto ma assai più mi interessa il suo paese d’origine, dove tutto lascia credere che ci fosse stato, ai suoi tempi, un grande fervore di vita religiosa e letteraria e dove il Buddhismo, per cause non ancora del tutto chiare, assunse forme gnostiche e magiche verso le quali ho sempre provato una grande attrazione, non soltanto perché vi si alimentano angosce e speranze non ignote neppure all’ Occidente, ma soprattutto perché in quel tardo buddhismo affiorano miti e liturgie antichissime, sia pure presentate in veste nuova e interpretate in maniera diversa dalla primitiva crudezza” (G. Tucci “ La Via dello Swat” ed. 1978)

Leggenda vuole che Guru Rinpochè “ Padmasambhava” raggiunse il Tibet nel VIII secolo.

Era figlio di Re, secondo altri sarebbe addirittura apparso miracolosamente su un fior di loto sbocciato nel mezzo di un lago.

Guru Rinpoche il ,“ Maestro Prezioso”, rappresenta la manifestazione del principio del Maestro, radicato nei cuori dei praticanti e principio cardine del Buddhismo Vajrayana.

Note

(1) Le attività archeologiche italiane in Swat hanno inizio del 1955, quando Giuseppe Tucci, famoso tibetologo e orientalista, visitò per la prima volta la regione insieme all’archeologo Domenico Faccenna.

Ebbe inizio così un’attività ininterrotta per 70 anni, che ha visto la missione archeologica italiana dell’allora ISMEO assumere un ruolo di primo piano nell’archeologia dell’Asia meridionale.

(2) Mountain Wilderness nacque a Biella nel 1987, durante il convegno internazionale nel quale venne costituita l’Associazione e al quale parteciparono tanti alpinisti di fama internazionale venne ratificato un manifesto Programmatico delle sue attività noto come le “ Tesi di Biella”.

Gli ultimi articoli

Continua a leggere

Astrologia: luci ed ombre del consulto

L’astrologia e le altre discipline divinatorie

Molte tecniche divinatorie propongono fondamentalmente, dal punto di vista operativo, flash intuitivi discontinui: ovvero indicazioni ricche di dettagli, ma relative a circoscritti stati psicologici o specifici eventi futuri. L’indagine astrologica, eccettuati alcuni tipi d’analisi previsionali, offre invece un quadro articolato e coerente, che considera la vita del soggetto nella sua globalità e in rapporto con l’insieme delle energie celesti (natali e di transito, oppure relative a un tema di rivoluzione).

In particolare, la mappa natale è un’opera aperta, la cui lettura può essere aggiornata nel tempo, ad esempio a distanza d’un certo numero d’anni. Con l’assommarsi delle esperienze e l’avanzamento evolutivo compiuto, saremo infatti verosimilmente riusciti ad attivare le nostre risorse interiori a un livello più elevato: l’astrologo capterà e decifrerà per noi il progresso intercorso, oppure ci metterà in guardia rispetto a pericolose stagnazioni nelle nostre dinamiche psicologiche.

L’astrologo può improvvisare?

Diversamente da una lettura di Tarocchi, l’indagine astrologica non può essere effettuata all’istante, perché richiede un’approfondita riflessione preliminare. Alcuni astrologi improvvisano e possono anche essere abili nel farlo, grazie a una lunga esperienza e a una certa naturale sensitività. D’altra parte, salvo luminose eccezioni, può essere rischioso affidarsi a un astrologo che ricorra abitualmente a questa modalità.

Se l’astrologo non è adeguatamente preparato, certi suoi responsi rischieranno di minare la nostra fiducia in noi stessi, o ci instilleranno timori nell’affrontare e programmare il futuro. Ricordo una distinta conferenziera che esitava nel fissare le date dei suoi eventi per l’anno successivo, essendole stato predetto molto tempo addietro che proprio in quel periodo sarebbe morta, ciò che poi per fortuna non è affatto avvenuto!

C’è poi anche l’astrologo competente, che però comunica in modo troppo diretto, oppure possiede, magari senza rendersene bene conto, doti medianiche spontanee non abbinate a una profonda saggezza: potrebbe quindi ‘rovesciarci addosso’ intuizioni psicologiche o previsionali che, per quanto corrette, percepiremo per anni o per tutta la vita come fonti di turbamento – perché rivelate in modo troppo brusco e senza adeguate cautele.

Cosa siamo davvero pronti a sapere?

Quello che in genere viene rilevato dopo mesi o anni di sedute psicologiche, un bravo astrologo può anche coglierlo in un solo consulto, e magari intuirlo senza prepararsi prima. Ma non tutto quello che vede potrà poi essere rivelato. Occorre infatti saper capire di cosa esattamente, in una certa fase karmica ed evolutiva, è opportuno che il consultante divenga consapevole. E soprattutto essere in grado di comunicarglielo con le giuste sfumature e con parole ben soppesate.

Ad esempio, se percepiamo che il soggetto ha subito nell’infanzia un forte trauma, durante l’analisi accenneremo con delicatezza a questo tema. Tuttavia, se vedremo che il consultante, ammutolito, s’irrigidisce, non sarà rispettoso dei suoi confini interiori proseguire su tale versante: ogni nostra parola potrebbe risultare destabilizzante. Potremmo accennare, rimanendo sul vago, d’aver compreso cosa si agiti nelle pieghe del suo inconscio o del suo passato. Aggiungeremo inoltre che, quando si sentirà pronto, potremo eventualmente aiutarlo a dipanare, in modo dolce e graduale, le sue complessità interiori, trasformandole alla luce dei messaggi evolutivi insiti nel suo tema natale. Ecco perché anche un astrologo molto esperto dovrebbe meditare attentamente su una carta celeste, prima d’esternare al consultante ciò che con immediatezza gli balzi all’occhio.

Un incontro spiacevole

Molti anni fa, a un convegno astrologico, durante la pausa pranzo, un chiromante seduto vicino a me mi chiese di mostrargli la mia mano. Io, allora ingenua ventenne, gliela porsi, e lui ne approfittò per proferire frasi inquietanti sul mio futuro. Per fortuna sapevo che la mia mappa astrale non supportava simili deliri. Immaginate però quanto male possiamo fare agli altri con estemporanee illazioni che ci fanno sentire ‘affermati veggenti’. Quell’episodio mi è servito da lezione.

Non affidate mai la vostra mano, i vostri dati di nascita o altre informazioni strettamente personali a operatori olistici di cui non conosciate (o non sentiate vibrare nell’aria al primo contatto) la sensibilità, la preparazione e i principi etici. E soprattutto non chiedete consigli a chi non abbia un orizzonte mentale più ampio del vostro, altrimenti, qualunque sia il suo livello tecnico di preparazione, non potrà capirvi, finirà per incasellarvi in categorie ristrette, limitanti e convenzionali. Esistono comunque numerosi astrologi sensibili e serissimi, una ricerca accurata vi porterà più facilmente a incontrare la figura giusta!

Gli ultimi articoli

Continua a leggere

Telefonando all’astrologo…

Avete presente il momento in cui, dopo mille riflessioni ed esitazioni, decidete di chiamare un astrologo? Già nelle primissime fasi di contatto entrano in gioco significative dinamiche psicologiche, che possono ritenersi parte integrante del futuro consulto. Ovvero emergono micro-segnali rivelatori decisivi per l’interpretazione della carta del cielo.

Alcuni cercano di arginare i responsi

C’è l’ansiosa che desidera tenere tutto sotto controllo ed esordisce dicendo: “Sì, vorrei esaminare la sinastria con il mio fidanzato, ma tanto non so nemmeno bene perché gliela chiedo, a febbraio mi laureo, ad aprile mi sposo e ho già programmato ogni cosa nei minimi dettagli”.

C’è anche chi si presenta all’appuntamento raccontandomi diffusamente, prima che io inizi la lettura, la sua infanzia idilliaca e il roseo andamento della sua vita sentimentale. Ma quando sommessamente soggiungo, con il massimo tatto: “A dire il vero, analizzando la sua mappa celeste ho rilevato situazioni un po’ differenti, ripercorriamole insieme”, scoppia in un pianto disperato. Vede infatti crollare l’illusione di sentir confermata dalle stelle la realtà immaginaria compensativa da lui sognata.

I segreti della modulazione vocale

Assai eloquenti sono anche gli indizi offerti dal tono di voce. Di recente una signora, la chiameremo Chiara, ha avviato con me la conversazione preliminare con voce monotona, dal procedere un po’ sciatto e indifferente. Avrei potuto dedurre semplicemente che si trattasse d’una donna ordinaria, pragmatica e distaccata, ma qualcosa non mi convinceva, era come se la sua voce risuonasse nel vuoto, non pienamente aderente alle sue vere energie.

Ho cercato di portarla su un terreno per lei presumibilmente piacevole e stimolante, mostrando fiducia nel fatto che mediante l’analisi astrologica avremmo individuato anche le sue migliori qualità e talenti, fino ad allora magari non pienamente valorizzati, e all’improvviso la sua voce si è trasformata, divenendo fine, sorvegliata, lucida e delicatamente accesa.

Cosa si nasconde nei secondi nomi?

Poi a un certo punto le ho chiesto, come faccio sempre, se avesse qualche secondo nome (ogni nome da noi ricevuto alla nascita è carico di vibrazioni sottili che ci caratterizzano in modo più o meno palese). Non voleva dirmelo. Alla fine, a fatica, l’ha pronunciato, era un nome molto antiquato, dal sapore un po’ popolano, imposto da una nonna.

In quel nome, potenzialmente piacevole se portato da donne con una diversa storia e personalità, ho sentito condensarsi l’ingombrante eredità energetica della famiglia di Chiara e la sua dura lotta, non ancora del tutto conclusa, per affermare la propria originalità e indipendenza.

Ecco quindi che nella vita attuale, quando Chiara era immersa nella quotidianità, la sua voce s’uniformava all’impronta banalizzante del passato, mentre quando tornavano a brillare autostima ed entusiasmo recuperava le sue sonorità più autentiche e vitali. In sede di consulenza abbiamo poi parlato di tutto questo e di come rendere più stabilmente attivate le sue migliori energie.

Ricordo anche una brillante professionista che sotto l’aspetto e le maniere amabili celava un carattere rigido. Alla mia domanda, ha rivelato, visibilmente infastidita, il proprio secondo nome: Severina, indicatore nel suo caso d’un tratto caratteriale non ben integrato e armonizzato. Non sempre comunque i secondi nomi sono così ricchi di valenze e negli ultimi tempi non usa neppure più molto assegnarli.

L’arte di leggere gli sguardi

Vi racconto un ultimo dettaglio interessante: a chi telefona per una consulenza chiedo sempre d’inviarmi, se ha piacere, alcune foto, relative al momento presente ma anche alle principali fasi del passato, compresa l’infanzia. Attraverso la luce dello sguardo e le sue evoluzioni nel tempo, è possibile stabilire un fantastico contatto intuitivo con il consultante e analizzare il suo tema natale come se fosse davanti a me, mentre interrogo per lui le stelle. Ebbene, in due casi mi sono state inviate foto con gli occhiali da sole!

Come dire… leggimi dentro, ma non troppo!

Autore

Gli ultimi articoli

Continua a leggere

Coltivare una mente astrologica

L’astrologia è un anello di congiunzione fra l’uomo e le energie celesti. Entrare davvero nella dimensione di questa nobile disciplina significa non solo studiarla e offrire/richiedere consulenze. È fondamentale sviluppare anche la capacità d’entrare in risonanza con i ritmi celesti e di partecipare alla loro armonica ciclicità.

Ritmi celesti e contemplazione cosmica

Considereremo quindi con maggiore attenzione e consapevolezza il succedersi delle fasi lunari e dei giorni della settimana planetaria. O ancora, mediteremo sul simbolismo delle ore del giorno e delle direzioni dello spazio, oppure sugli ordinati circuiti incessantemente percorsi dagli astri. Ma il modo più immediato e diretto per vivere momenti di contemplazione cosmica è imparare a percepire la peculiare energia che pervade le varie stagioni.

Le stagioni e il ciclo vitale

Il loro avvicendarsi va difatti salutato con meraviglia e riconoscenza, in quanto rappresenta ogni anno una miracolosa avventura celeste, carica di poesia e simbolismo.

Dal Capodanno al solstizio d’estate, avvertiamo un grande slancio vitale e progettuale. Proviamo un senso di gioiosa euforia all’arrivo della primavera, di vertiginosa ebbrezza rimirando le stelle del cielo estivo.

In autunno, tempo di bilanci, si fa strada una leggera malinconia per il decrescere della luce, ma sentiamo d’avere acquisito nuove conoscenze ed esperienze durante l’anno che ormai volge al termine.

Il freddo inverno ci porta poi a contatto con ciò che per noi è davvero essenziale, in vista dell’avvio del nuovo ciclo annuale…

La settimana planetaria

Circa i giorni della settimana, ciascuno è posto sotto l’influsso d’un particolare pianeta. Secondo l’antica tradizione della settimana planetaria, d’origine caldea e diffusasi nell’Impero romano intorno al I secolo d.C., ‘lunedì’ deriva da Lunae dies, ‘martedì’ da Martis dies e così via. Sempre in base a tale tradizione, i pianeti presiedono anche alle singole ore del giorno.

Giorni e attività in armonia con i pianeti

In linea generale, in armonia con le simbologie planetarie, per le pratiche divinatorie e astrologiche il giorno migliore è il mercoledì, mentre alle cerimonie sacre si addicono il giovedì e la domenica.

Per attività artistiche e ricreative, incontri amorosi e banchetti meglio puntare sul venerdì.

Circa le attività terapeutiche in senso lato, ottimo il mercoledì. Più adatto il lunedì se si tratta di terapie connesse con acqua o liquidi, oppure d’attività associate alla purificazione o ai bambini.

Il venerdì è perfetto per sessioni armonizzanti basate su fiori, erbe, incensi, fragranze e arteterapia. Il sabato è invece il giorno preferibile per cristalloterapia, ritiri meditativi, pratiche ascetiche e digiuni.

Per attività militari e sportive e situazioni in cui occorra mostrare fermezza, va infine privilegiato il martedì.

Valenze astrologiche dei giorni e della nascita

Oggi non si tiene conto a livello previsionale delle valenze dei giorni della settimana, tuttavia, nell’analisi del tema natale, sapere che una persona è nata di giovedì o lunedì offre un tassello interpretativo aggiuntivo, insieme alla fase lunare di nascita.

Astrologia, natura e fasi temporali

Nel potenziare e consacrare i cristalli, così come nel raccogliere le erbe e preparare/somministrare i rimedi astrologici, si tiene conto della connessione delle varie fasi temporali con le forze astrali.

La raccolta delle erbe dev’essere compiuta ad esempio subito dopo l’alba, nel giorno della settimana cui presiede il dominatore planetario della specie della pianta di riferimento. Vanno considerate anche le fasi lunari.

Le fasi lunari e le loro influenze

Dalla luna nuova alla luna piena, sono favorite tutte le attività e situazioni che devono iniziare o espandersi, dalla luna piena alla luna nuova, tutte quelle che devono terminare o decrescere. Per esempio la luna calante è propizia per avviare diete dimagranti e cicli depurativi e per tagliarsi i capelli, se si desidera che ricrescano lentamente. La fase lunare natale determina inoltre precise sfumature psicologiche nel consultante.

Autore

Gli ultimi articoli

Continua a leggere

Inaugurazione del nuovo anno al Samten Ling

È stato un weekend ricco di emozioni e di profonda ispirazione!

Domenica 14 settembre 2025 abbiamo celebrato l’inaugurazione autunnale del nostro Centro insieme al ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce. Particolarmente significativa è stata la folta presenza dei nostri soci, che con la loro partecipazione calorosa hanno contribuito a rendere l’atmosfera ancora più viva e accogliente.

L’evento è stato arricchito dalla Cerimonia per il trentennale dell’incoronazione di Lama Paljin a Lamayuru, in Ladakh, nel 1995: un momento di grande intensità spirituale e di unione. La consegna simbolica di una pietra proveniente dai Monasteri Ladakhi ha rappresentato il desiderio di superare le barriere e creare legami autentici di fratellanza. A rafforzare questo messaggio è stato l’intervento di Michela Vitali, che ha condiviso con tutti noi una proposta di dialogo e rinnovamento personale.

Un sentito ringraziamento al ven. Lama Paljin per la sua guida costante e per gli insegnamenti di amore e compassione che continuano a ispirarci nel cammino spirituale.

Gli ultimi articoli

Continua a leggere

Lama Paljin festeggiato in India

Sua Eminenza Paljin Tulku, Lama del Monastero Buddhista di Graglia, festeggia i 30 anni sul trono di Atitse in Ladakh (India). Unico Lama italiano riconosciuto come la reincarnazione di un Maestro tibetano vissuto in Ladakh nel 1600, è stato insediato nel 1995 sul trono di uno dei luoghi dove hanno meditato i più famosi yogi dell’antico Tibet.

Ha appena fatto rientro in Italia, il ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce, dopo i festeggiamenti per il 30° anniversario del suo insediamento sul trono di Atitse nel Ladakh (India). Il Ladakh, regione del nord dell’India situata ai piedi dell’Himalaya e culturalmente profondamente legata al Tibet, è da secoli un crocevia di spiritualità e un centro vitale del buddhismo vajrayana.

La cerimonia si è svolta il 23 agosto 2025 nel monastero di Lamayuru alla presenza di una folta rappresentanza di monaci appartenenti a tutti i monasteri Drikung Kagyu del Ladakh.

Noto per la sua instancabile attività di diffusione del Buddhismo in Occidente e per la convinta promozione del dialogo interreligioso in Italia e all’estero, Lama Paljin è l’unico italiano ufficialmente riconosciuto come la reincarnazione di un Maestro tibetano vissuto in Ladakh nel 1600.

Il suo riconoscimento ha avuto luogo informalmente nel 1987 da parte di Sua Eminenza Togdan Rinpoche, capo del lignaggio Drikung Kagyu del Ladakh e riferimento per tutte le Scuole del buddhismo tibetano presenti in quella regione, situata ai piedi della catena himalayana.

La cerimonia formale di insediamento si è però svolta otto anni dopo, perché soltanto in quel momento Arnaldo Graglia, ovvero il monaco Tenzin Nyinje (il cui nome significa colui che insegna la compassione), ha accettato il ruolo e le responsabilità che competono a un Lama reincarnato con il nome di Paljin Tulku (che significa la reincarnazione di colui che dispensa in abbondanza la salvezza spirituale). Nel 1995 è stato insediato sul trono del monastero di Atitse, un luogo di ritiri dove hanno meditato i più famosi yogi dell’antico Tibet.

Con questo titolo, Sua Eminenza Paljin Tulku è entrato anche a far parte dei Maestri che reggono il monastero di Lamayuru, uno dei più antichi e grandi centri di tradizione tibetana, i cui 430 monaci odierni vivono nel monastero e nei templi dei vicini villaggi.

L’eremo di Lamayuru, che è diventato nei secoli un luogo sacro per i buddhisti di tutte le Tradizioni, fu fondato nell’anno 1000 dal Mahasiddha Naropa, un mistico buddhista indiano considerato il più grande erudito dell’Università monastica di Nalanda.

Qui ha avuto luogo nel 1995 l’insediamento ufficiale del Lama Paljin Tulku nel corso di un solenne cerimonia svoltasi nel tempio. Lo stesso dove trent’anni dopo, il 23 agosto 2025, i monaci hanno onorato questo loro Maestro con un’altrettanta solenne cerimonia beneaugurale.

In questa circostanza, una delegazione dei notabili del villaggio di Lamayuru ha voluto rendere omaggio a Sua Eminenza Paljin Tulku Rinpoce per ringraziarlo delle diverse iniziative intraprese nel corso degli anni dal Centro Mandala di Milano a favore di una popolazione disagiata e ancora duramente colpita nei giorni scorsi da un’inondazione che ha distrutto case, campi e strade.

La visita di Sua Eminenza Paljin Tulku Rinpoce si è conclusa con un caloroso arrivederci nel segno della pace e della fratellanza che lega Lamayuru alle comunità del Centro Mandala di Milano, del Monastero Samten Ling di Graglia Santuario e del Centro Deualing di Merano, fondati da questo importante Maestro e frequentati ogni anno da centinaia di praticanti e simpatizzanti provenienti da ogni parte d’Italia e da molti paesi stranieri.

Gli ultimi articoli

Continua a leggere

Chamtrul Rinpoche Lobsang Gyatso: Vita e Insegnamenti di un Maestro Internazionale

Chamtrul Rinpoche Lobsang Gyatso è una delle figure spirituali più rilevanti del Buddhismo tibetano contemporaneo. Riconosciuto come l’autentica reincarnazione del secondo Chamtrul Rinpoche, Pema Nangsel Dorje, egli rappresenta una continuità vivente di una potente linea di maestri realizzati della scuola Nyingma del Buddhismo Vajrayana, in particolare legata al prestigioso Monastero Kathok in Tibet orientale.

Le Origini Spirituali: Una Lunga Linea di Realizzazione

La storia spirituale di Chamtrul Rinpoche affonda le radici nel lignaggio dei grandi maestri Dzogchen. Il suo predecessore, il Venerabile Pema Nangsel Dorje, fu venerato non solo per la sua saggezza nella filosofia buddhista, ma anche per i numerosi segni sovrannaturali che circondarono la sua vita. Si racconta, ad esempio, che i suoi capelli fossero talismani capaci di proteggere anche dagli attacchi armati. Quando morì, imprigionato dai cinesi durante l’invasione comunista, ogni goccia del suo sangue si trasformò in luce arcobaleno: un chiaro segno di realizzazione nel sentiero Dzogchen.

Il presente Chamtrul Rinpoche, nato nell’anno della Lepre d’Acqua, fu accompagnato fin dalla gestazione da sogni profetici e fenomeni miracolosi, riconosciuti come segni inconfutabili della sua reincarnazione. A soli otto anni superò diverse prove tradizionali volte a confermare la sua identità spirituale. In seguito, fu formalmente insediato come guida spirituale al monastero di Tashi Gakyil Thupten Shedrup Choeling a Mardo.

Formazione e Studi: L’Eccellenza Accademica

Chamtrul Rinpoche iniziò la sua formazione monastica all’età di quattordici anni sotto la guida del grande maestro Dzogchen Naljor Yeshe Wangchuk. Completò tre volte le pratiche preliminari (Ngondro), ricevette insegnamenti su Yoga del Calore, Dzogchen e molti altri aspetti avanzati del Buddhismo tantrico. La sua sete di conoscenza lo portò a studiare presso due delle più autorevoli istituzioni del mondo tibetano: il Monastero Kathok e l’Istituto Sertha Larung fondato da Sua Santità Khenpo Jigme Phuntsok Rinpoche.

Dopo molti anni di studio intensivo delle Cinque Scienze Buddhiste, ricevette il titolo di Khenpo, l’equivalente di un dottorato in filosofia buddhista, e fu onorato con il cappello tradizionale dei Pandita. Chamtrul Rinpoche non solo ricevette insegnamenti da oltre venticinque grandi maestri di Tibet e India, ma impartì egli stesso insegnamenti presso istituzioni monastiche, fondando anche una Shedra (collegio filosofico) nel suo monastero nativo.

Missione Globale: Diffusione del Dharma nel Mondo

Dal 1996, Chamtrul Rinpoche si è dedicato alla diffusione del Buddhismo in tutto il mondo. Per oltre un decennio ha insegnato presso il monastero Zilnon Kagye Ling a Dharamsala, e attualmente guida il Bodhicitta Dharma Centre, che conta oltre 4.000 membri provenienti da più di 100 paesi. Viaggia regolarmente in Europa, Americhe, Asia e Africa, offrendo insegnamenti che spaziano dalle pratiche preliminari alle più elevate istruzioni Dzogchen, adattandosi alla predisposizione e ai bisogni dei suoi studenti.

La Visione e il Cuore di un Maestro

Ciò che distingue Chamtrul Rinpoche non è solo la sua erudizione e lignaggio, ma il suo straordinario impegno nel promuovere la pace interiore, la non violenza e l’unità spirituale. Il suo messaggio è universale, accessibile a persone di ogni cultura, fede o origine:

“Senza discriminare nessuno sulla base di genere, razza o credo, desidero che tutti possano godere di pace e armonia. Promuovo al meglio delle mie possibilità la visione, la meditazione e la condotta della non violenza, fonte imprescindibile della vera pace mentale.”

– Chamtrul Rinpoche Lobsang Gyatso

Riconoscimenti e Autenticità

La sua autenticità come reincarnazione del grande Chamtul Pema Nangsel Dorje è stata confermata da numerosi maestri di altissimo livello, inclusi Sua Santità il Dalai Lama, Kathok Getse Rinpoche, Penor Rinpoche, e Terchen Pema Jigme Dorje, fondatore stesso del suo monastero. Le profezie e visioni di numerosi Tertön (rivelatori di tesori spirituali) avevano già predetto la sua rinascita e la sua missione futura a beneficio degli esseri senzienti.

Chamtrul Rinpoche Lobsang Gyatso al Samten Ling

Ogni anno, Chamtrul Rinpoche intraprende un International Teaching Tour, un tour mondiale con cui diffonde i suoi insegnamenti del Dharma a beneficio di tutti i praticanti. Rinpoche sceglie poche tappe per ogni nazione, privilegiando la qualità dell’incontro e la connessione autentica con le persone.

Durante i mesi di agosto e settembre, sarà presente in Europa, dove toccherà poche e selzionate destinazioni. Tra le tappe privilegiate per il 2025 c’è anche il Samten Ling, dove Chamtrul Rinpoche sarà presente il 21 settembre per un insegnamento speciale.

Si tratta di un’occasione unica per incontrare un autentico maestro della tradizione Dzogchen, ricevere le sue benedizioni e ascoltare direttamente la saggezza di un lignaggio millenario.

>> Iscriviti all’incontro <<

  • Chamtrul Rinpoche al Samten Ling nel 2023
  • Chamtrul Rinpoche al Samten Ling nel 2023
Gli ultimi articoli

Continua a leggere

I 90 anni del Dalai Lama: il messaggio sulla sua successione

Il 6 luglio il Dalai Lama ha compiuto 90 anni e, qualche giorno primo di questa importante ricorrenza, sul sito ufficiale del Dalai Lama, è stata pubblicata una dichiarazione sulla continuazione dell’istituzione del Dalai Lama. Ecco il messaggio originale, tradotto dal tibetano:

Il 24 settembre 2011, in occasione di una riunione dei capi delle tradizioni spirituali Tibetane, ho rilasciato una dichiarazione ai connazionali in Tibet e fuori dal Tibet, ai seguaci del Buddhismo Tibetano e a coloro che hanno un legame con il Tibet e i Tibetani, riguardo all’opportunità di continuare l’istituzione del Dalai Lama. Ho dichiarato: “Già nel 1969 ho detto chiaramente che le persone interessate dovrebbero decidere se le reincarnazioni del Dalai Lama debbano continuare in futuro”.

Ho anche detto: “Quando avrò circa novant’anni, consulterò gli alti Lama delle tradizioni buddhiste Tibetane, il pubblico Tibetano e altre persone interessate che seguono il Buddhismo Tibetano, per rivalutare se l’istituzione del Dalai Lama debba continuare o meno”.

Sebbene non abbia avuto discussioni pubbliche su questo tema, negli ultimi 14 anni leader delle tradizioni spirituali Tibetane, membri del Parlamento Tibetano in Esilio, partecipanti a un’Assemblea Generale Straordinaria, membri dell’Amministrazione Centrale Tibetana, ONG, buddhisti della regione Himalayana, della Mongolia, delle repubbliche buddhiste della Federazione Russa e buddhisti dell’Asia, compresa la Cina continentale, mi hanno scritto con ragioni, chiedendo vivamente che l’istituzione del Dalai Lama continui. In particolare, ho ricevuto messaggi attraverso vari canali dai Tibetani in Tibet che hanno lanciato lo stesso appello. In accordo con tutte queste richieste, affermo che l’istituzione del Dalai Lama continuerà.

Il processo di riconoscimento di un futuro Dalai Lama è stato chiaramente stabilito nella dichiarazione del 24 settembre 2011, in cui si afferma che la responsabilità di tale riconoscimento spetta esclusivamente ai membri del Gaden Phodrang Trust, l’Ufficio di Sua Santità il Dalai Lama. Essi dovranno consultare i vari capi delle tradizioni buddhiste tibetane e gli affidabili Protettori del Dharma legati da giuramento che sono indissolubilmente collegati al lignaggio dei Dalai Lama. Dovrebbero quindi svolgere le procedure di ricerca e riconoscimento in conformità con la tradizione passata.

Ribadisco che il Gaden Phodrang Trust ha la sola autorità di riconoscere la futura reincarnazione; nessun altro ha l’autorità di interferire in questa materia.

———————————————————

Foto di copertina: Sua Santità il Dalai Lama sorride mentre assiste alle celebrazioni in onore del suo 90° compleanno secondo il calendario lunare tibetano (5° giorno del 5° mese tibetano), nel cortile del Tempio Principale Tibetano a Dharamsala, Himachal Pradesh, India, il 30 giugno 2025. Foto di Tenzin Choejor. Fonte: www.dalailama.com

Gli ultimi articoli

Continua a leggere

Alexander Csoma de Kőrös: il viandante delle lingue e dello spirito

Novantuno anni dopo la sua morte, nel 1933, Alexander Csoma de Koros venne riconosciuto come bodhisattva. Era stato colui che “aveva aperto il cuore dell’Occidente agli insegnamenti del Buddha”. Una statua che lo raffigura nell’ampia veste dei monaci ancora oggi lo ricorda all’interno del santuario dell’Università buddhista di Tokyo.

Nato nel 1784 a Koros, in Ungheria da una povera famiglia di ascendenza sicula (gruppo etnico di lingua ungherese prevalentemente stanziato in Transilvania) dopo i primi studi nella scuola del villaggio, a quindici anni si iscrive al Bethlen Collegium di Nagyenyed dove l’istruzione era garantita in cambio del lavoro manuale richiesto agli allievi.

In seguito, presso l’università di Gottinga, studia lingue orientali arrivando a padroneggiare ben 13 idiomi. Vocazione poliglotta che trovò conferma negli anni successivi a Calcutta dove fu ben presto in grado di padroneggiare il bengali, il marathi e il sanscrito.

Alla Ricerca delle Origini Magiare

All’inizio del diciannovesimo secolo era diffusa in Ungheria la teoria, abbastanza fantasiosa, che le origini delle stirpi magiare, o almeno di una parte di esse, fossero da ricercare nel cuore dell’Asia. Fu proprio la suggestione derivante da questa teoria a convincere Csoma che fosse necessario approfondire lo studio della cultura orientale, come primo passo necessario per verificarne l’esattezza.

Il periodo di studi trascorso a Gottinga, garantito da una borsa di studio offerta dalla Chiesa Protestante Inglese e condotto sotto la guida dei migliori specialisti di lingue orientali, era stato fondamentale per la formazione dello studioso.

Determinato a raggiungere le regioni dell’Asia Centrale attraverso l’Impero Russo e ottenuta una modesta sovvenzione di 200 fiorini, nell’autunno del 1819 parte alla volta dell’oriente. In Grecia si imbarca su una piccola nave mercantile diretta in Egitto, raggiunge quindi Aleppo, prosegue per Baghdad e, travestito da armeno, fino alla città di Teheran dove l’ambasciatore inglese gli assegna la somma di 300 rupie.

Si dirige poi verso l’Afghanistan determinato a raggiungere le regioni dell’Asia centrale attraverso il Kashmir e superando i passi del Karakorum. Le poche risorse a sua disposizione e le oggettive difficoltà del percorso lo costringono però a fermarsi a Leh dove comprende che è necessario trovare un percorso alternativo.

L’incontro con l’esploratore inglese Moorcroft

Ripercorre dunque la strada che attraversa il Kashmir e incontra, nel luglio del 1822, il famoso esploratore e agente del governo inglese William Moorcroft. Impressionato dal coraggio e dalle doti intellettuali di Csoma e consapevole del prezioso contributo che avrebbe potuto garantire al Governatorato Inglese delle Indie, Moorcroft gli propone di far ritorno in Ladak per studiare la lingua tibetana e compilarne una grammatica e un dizionario. Csoma accetta, convinto di poter rintracciare possibili parentele tra il natio idioma magiaro e la lingua tibetana.

Vita ascetica e contributi scientifici

Chiarito un primo (altri ne seguiranno) malinteso con le autorità, che lo avevano sospettato di spionaggio, e annunciato dalla richiesta formale di Moorcroft alle autorità locali di Yangla, raggiunge la valle dello Zanskar. Vi arriva passando per Leh, una delle zone più fredde e inospitali del pianeta.

Qui si stabilisce in un monastero e vi soggiorna per più di un anno dove abita in una piccola residenza di pietra, priva di riscaldamento. Adotta da subito quella condotta ascetica e rigorosa che conserverà per tutta l’esistenza.

Qui, sotto la guida di un lama locale, studia la lingua e getta le basi per la compilazione di opere fondamentali quali la grammatica della lingua tibetana pubblicata poi a Calcutta nel 1834. Ben presto la padronanza della lingua locale è tale da consentirgli la lettura delle due più grandiose opere della teologia tibetana, il Kangyur e il Tengyur.

Studi interrotti e riconoscimenti tardivi

Durante il periodo trascorso tra le nevi e gli altopiani del Tibet, Csoma raccoglie più di 40.000 opere tibetane tra testi, iscrizioni e testimonianze scritte, opere che saranno oggetto dei suoi studi condotti con il fondamentale aiuto del suo maestro tibetano durante il soggiorno a Kanun tra il 1827 e il 1830.

I lunghi soggiorni di studio insospettiscono tuttavia le autorità locali che lo individuano come possibile spia inglese e impongono al suo maestro tibetano di interrompere la collaborazione con lo studioso occidentale.

Al suo ritorno a Sabathu (Himachal Pradesh), una nuova delusione: le autorità inglesi, che inizialmente avevano sostenuto e finanziato i suoi studi, si dichiarano non più interessate al progetto dato che, nel frattempo erano stati ritrovati i manoscritti di una grammatica tibetana compilata da un missionario tedesco e che si credeva perduta.

Ben presto, tuttavia, i limiti di questi studi emersero con chiarezza e gli inglesi furono costretti a rivedere le proprie posizioni e a richiamare Csoma. Nel 1836 organizza una spedizione nelle zone inesplorate dell’India del nord per studiare i dialetti locali; l’anno successivo accetta l’incarico di bibliotecario presso l’Asiatic Society of Bengal che già nel1833 lo aveva accolto come membro onorario.

L’ultimo viaggio e l’eredità

L’antico sogno di raggiungere il cuore dell’Asia era però tornato nel frattempo a riprendere forza. Csoma così, ormai cinquantotenne, nel 1842 riprende il cammino con il proposito di attraversare il Tibet per proseguire poi verso nord.

Sfortunatamente, mentre attraversa le paludi del Terai nepalese, contrae la malaria e trova la morte l’11 aprile 1842 a Darjeleling, al confine tra India e Tibet dove riposa.

Le parole incise nella targa commemorativa ci ricordano per sempre “un povero, solitario ungherese, senza sostegno o denaro che cercò la patria ungherese, ma alla fine crollò sotto il peso dell’impresa”.

Molti anni dopo, nel 1984, due delle sue principali opere Grammar of the Tibetan Language e Sanskrit-Tibetan-English Vocabulary: being an edition and translation of the Mahāvyutpatti furono finalmente pubblicate anche in occidente a sancirne il fondamentale contributo alla conoscenza della cultura tibetana.

Gli ultimi articoli

Continua a leggere