I segreti dello Dzogchen

Quante volte, leggendo libri che trattano della vacuità, siamo rimasti al di qua delle spiegazioni, trovandole troppo erudite e astratte per noi? Ebbene, esiste una presentazione ancora più ardua, ma nel contempo vivida, diretta ed esperienziale, ricca di folgoranti ispirazioni poetiche e mistiche: è quella offerta dai maestri Dzog-chen.
Non tutti possono penetrarla appieno, ma tutti possono con gioia gustarne preliminarmente il sapore! Nella scuola Nying-ma, la più antica della tradizione buddhista tibetana, lo Dzog-chen (‘Grande perfezione’) rappresenta il supremo pinnacolo dei nove livelli d’insegnamento, tre relativi ai sutra e sei ai tantra.
Detto anche Atiyoga, si basa sulla dottrina della purezza primordiale della mente, che nel suo innato stato naturale s’identifica con la ‘preziosa mente’ di chiara luce o natura buddhica. Ma cos’è la chiara luce? A livello macroscopico, la sua sconfinata e rifulgente vastità costituisce un oceano cristallino e radioso, un sublime tesoro energetico coincidente con la dimensione vibrazionale del Dharmakaya, in cui si fondono luce, vacuità e beatitudine.
Sorgente d’ogni potenzialità, nonché armonica sintesi di tutte le coppie d’opposti, questa chiara luce-madre è assimilabile all’arcana scaturigine dello zero. Ineffabile e inesprimibile, non ha inizio ma dimora ininterrottamente. È il serbatoio da cui tutti i fenomeni sorgono e in cui tutti si riassorbono.
Non la si immagini però confinata in un remotissimo stadio superno: la chiara luce, onnipervadente, è la sottilissima energia vitale che innerva ogni livello e fenomeno del mondo manifesto, compresa la nostra mente.
Quest’ultima infatti viene paragonata nelle fonti Dzog-chen a un seme di sesamo, la cui solida materia corrisponde agli oscuramenti passionali e cognitivi della mente ordinaria; internamente, è d’altro canto intriso d’olio, metafora della connaturata chiara luce (la scintilla della chiara luce-figlia, che insita in ogni essere aspira a ricongiungersi al mare della chiara luce-madre).
Cuore propulsivo d’ogni ottenimento spirituale nella pratica dello Dzog-chen è la figura del guru: oggetto d’amore e devozione in quanto impersona tutte le fonti di Rifugio, infonde incessanti benedizioni e intuizioni rischiaranti nel flusso di coscienza del discepolo.
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