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Tag: giugno

L’amore incondizionato

Per il termine sanscrito “maitri” (nell’antica lingua pali “metta”) il significato occidentale più potente è l’amore incondizionato. Dispiegata verso noi stessi e gli altri, questa qualità della mente ci permette di affrontare i conflitti che segnano le esistenze individuali e collettive e conduce alla nostra e altrui realizzazione spirituale. In un periodo storico segnato da guerre e profonde disarmonie, Maitri rappresenta un valore umano fondamentale. Per il praticante buddhista è uno dei quattro incommensurabili o brahmavihāra, gli orientamenti virtuosi da coltivare nella interiorità e nella vita quotidiana, sul cammino verso il risveglio, e si concretizza nell’amorevole gentilezza verso tutti gli esseri, che trascende gli attaccamenti personali, senza alcuna distinzione o aspettativa di ricompensa per il bene compiuto. Nel Karaniya Metta Sutra, sull’amore universale, è il Buddha ad esporre le caratteristiche e i benefici della corretta applicazione della pratica Metta, che suggerisce come oggetto privilegiato per la meditazione. L’apertura del cuore può cambiarci la vita. È necessario in primo luogo acquisire piena fiducia nella propria innata capacità di esprimere amorevole gentilezza, in prima istanza verso se stessi, per poi espandere questa qualità verso gli altri. Per fare questo ci si concentra inizialmente sulla pacificazione dei conflitti interiori.

Oggetto della meditazione saranno enunciati con cui il praticante familiarizza la propria mente:

  • Che io possa essere al sicuro, libero dalle avversità
  • Che io possa avere la pace nel cuore e nella mente
  • Che io possa essere in salute, libero dalla sofferenza fisica
  • Che io possa prendermi cura di me stesso con gentilezza e saggezza

In tal modo sono poste le condizioni per la generazione della pace interiore, quello stato che i tibetani definiscono shinè, o calmo dimorare, indispensabile per poter irradiare un’energia positiva rivolta verso tutti gli esseri viventi e generatrice di relazioni armoniose. Il portato filosofico e storico del concetto di Maitri è immenso. Dall’induismo delle Upanishad e della Bhagavad Gita a cardine del Dharma, profondamente legato ai principi della non-violenza (ahimsa) e della interconnessione tra tutte le forme di esistenza, Maitri scuote i confini dell’interesse personale ed incoraggia un approccio altruistico alla vita, tutte le vite. Richiede l’espansione del circolo di coloro a cui teniamo, oltre la famiglia e gli amici, oltre la nazione e la specie, a ricomprendere tutti gli esseri senzienti e il mondo naturale. Qui la pratica buddhista fa davvero la differenza, non solo in una prospettiva di trasformazione degli individui, ma contribuendo concretamente all’affermazione di una società più giusta e compassionevole, al rifiorire dell’umanità e del pianeta.

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Discorso di sua Santità il XIV Dalai Lama su Maitri

“Stimate sorelle e fratelli”, ha esordito Sua Santità, “il mondo contemporaneo ha bisogno che facciamo uno sforzo speciale per promuovere l’amorevolezza e in questo senso le donne hanno un ruolo importante poiché sono generalmente più sensibili al dolore del prossimo. Nel mio caso, è stata mia madre a insegnarmi la gentilezza, ne ha piantato il seme nella mia mente. È la madre a dare alla maggior parte di noi un esempio vivente di gentilezza, fin dall’inizio della nostra esistenza”.

“Se ci pensate, i guerrieri del passato erano quasi sempre uomini. Sono celebrati come eroi eppure erano degli assassini. Non è forse vero anche che la maggior parte dei macellai sono uomini? Quindi, è ragionevole salutare prima le nostre sorelle”.

“Apprezzo molto il tema di questa conferenza; abbiamo bisogno di questo tipo di discussione. Per certi versi, la gentilezza amorevole è qualcosa che diamo per scontato, mentre in realtà dovremmo sempre cercare di svilupparla. Il nostro livello di istruzione è molto avanzato, ma guardate il mondo che ci circonda. Qui siamo in pace, ma altrove, in questo momento, in questo preciso istante, ci sono persone che vengono uccise e bambini innocenti che muoiono di fame. Pensate a quello che sta succedendo in Siria e nello Yemen. Diamo troppo peso alle differenze di nazionalità, fede o razza e trascuriamo la sofferenza degli altri perché non sono “come noi”.

“Nel XX secolo, la violenza e la guerra hanno provocato immani sofferenze, eppure ancor oggi tendiamo a pensare di poter risolvere i problemi ricorrendo all’uso della forza. Questo non è un buon segno, anche se la maggior parte delle persone su questo pianeta sono davvero stanche della violenza. Pensate alle manifestazioni contro la guerra in Iraq o alla creazione dell’Unione europea da parte di nazioni che si sono combattute per secoli. Dopo gli orrori della prima e della seconda guerra mondiale, gli europei hanno capito che era più importante proteggere l’interesse comune piuttosto che affermare la sovranità nazionale”.

“La convivenza richiede impegno e fatica, ma dobbiamo lavorare perché questo secolo sia un’era di pace e non violenza. Abbiamo bisogno di un approccio umano per risolvere i problemi. Dobbiamo parlare anziché scontrarci, impegnandoci in un dialogo sincero, basato sul rispetto reciproco. La rabbia è radicata in questo distorto senso di ‘noi’ e ‘loro’. Dobbiamo invece rispettare gli altri come membri della stessa famiglia umana a cui tutti apparteniamo. Dobbiamo puntare a creare un mondo smilitarizzato, ma per ottenere il disarmo materiale, è necessario per prima cosa operare un disarmo interiore. Ed è qui che entra in gioco “maitri”, l’amorevolezza”.

“L’economia globale e la minaccia del cambiamento climatico non riconoscono i confini nazionali, sono questioni che riguardano tutti noi ed è per questo che è indispensabile lavorare insieme”. Sua Santità ha spiegato che l’educazione moderna è orientata verso obiettivi materialistici, ma dovrebbe invece concentrarsi anche sui valori interiori. Accanto all’igiene fisica, abbiamo bisogno di igiene emotiva e imparare ad affrontare le nostre emozioni distruttive.

“Le madri hanno dato alla luce tutti i 7 miliardi di esseri umani vivi oggi. Sono sopravvissuti grazie alle loro cure e all’affetto. Da piccoli non ci preoccupiamo della nazionalità, della fede o della casta, ma poi impariamo a discriminare sulla base di queste differenze, dando vita ad un senso di “noi” e “loro”. È così che diventiamo gli artefici dei nostri problemi, nonostante, a un livello più profondo, in quanto esseri umani siamo tutti uguali. Maitri e karuna, gentilezza amorevole e compassione, sono essenziali nella vita di tutti i giorni. Li troviamo descritti in testi religiosi, ma possiamo studiarli e metterli in pratica anche con un approccio laico e secolare”.

“È facile essere gentili con i nostri parenti e gli amici” ha proseguito Sua Santità “ma con i nostri nemici? Per quanto ostile ci possa apparire un nemico, resta pur sempre un essere umano come noi. L’amorevole gentilezza nei suoi confronti è la vera gentilezza amorevole, così come una compassione imparziale è la vera compassione”.

“I nostri veri nemici sono la rabbia e l’ostilità perché distruggono la nostra pace mentale. La rabbia rovina la nostra salute, mentre un atteggiamento compassionevole la preserva. Se la natura umana fosse essenzialmente cattiva, non ci sarebbe speranza, ma poiché è compassionevole, non ci dobbiamo scoraggiare. Ecco perché coltivare i valori interiori dovrebbe essere parte integrante dell’educazione e questa è la ragione per cui sto cercando di far rivivere l’antica conoscenza indiana del funzionamento della mente e delle emozioni. Il Buddha è stato il risultato di tradizioni indiane millenarie come ‘ahimsa’ e ‘karuna’. Dobbiamo far rivivere queste qualità, combinarle con l’istruzione moderna e condividerle con gli altri paesi asiatici”.

“Dall’VIII secolo, noi tibetani abbiamo adottato la tradizione di Nalanda introdotta da Shantarakshita. Si tratta di studiare testi difficili, dedicando una particolare attenzione al ragionamento e alla logica. Il mio addestramento, proprio come quello di altri monaci e monache tibetani, ha comportato una tale immersione nella tradizione del Nalanda che, pur essendo fisicamente tibetano, ormai sono mentalmente indiano. Molti di voi sono indiani, ma ho il sospetto che mentalmente siano un po’ Occidentali. Le antiche conoscenze indiane possono aiutarci a coltivare la pace della mente e ‘maitri’ è un valore umano fondamentale che possiamo comprendere oggettivamente, non è solo un concetto buddhista “.

(Fonte: it.dalailama.com)

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