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Tag: Dakini

La Befana, simbolo universale

I buddhisti tibetani, il cui cielo mentale è abitato dalle Dakini, sono abituati all’idea di una figura femminile in volo. Se poi vivono in Italia, sin da piccoli sono stati affascinati dalla figura della Befana, una delle più antiche e coinvolgenti tradizioni del nostro folklore.

L’anziana donna, che volando su una scopa appare ogni anno, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, per portare doni ai bambini buoni e carbone ai più dispettosi, spesso descritta come una strega gentile, incarna in realtà l’intersezione di riti millenari, tradizioni cristiane e credenze popolari, configurandosi come un simbolo culturale ricco di significati.

Dal punto di vista antropologico, l’idea della Befana affonda le radici in rituali precristiani legati ai cicli agricoli e cosmici. Nell’antichità, durante i dodici giorni dopo il solstizio d’inverno, avevano luogo festività, come i Saturnali romani o le feste in onore della dea Diana, che celebravano il periodo di transizione e rigenerazione e l’avvento di un nuovo anno agricolo, e che hanno lasciato nella memoria collettiva un solco profondo. La Befana in questo contesto incarna al contempo la fine e la promessa di rinnovamento. Vecchia e a cavallo di una scopa, è una Madre Natura consumata, che si sacrifica per consentire la rinascita primaverile. La scopa stessa, oggetto associato alla pulizia, assume una funzione rituale di purificazione. Nonostante ci possa intimorire, dunque, la vecchia non è affatto maligna, ma custode di un’antica saggezza legata alla terra e ai cicli delle stagioni.

La tradizione si intreccia poi strettamente con figure archetipiche e spirituali del femminile, prime quelle della maga e della sciamana. Nella tradizione “pagana” e nei miti popolari, le streghe e le sciamane erano considerate donne con conoscenze profonde del mondo naturale e delle forze spirituali. Erano guaritrici, interpreti dei segni e mediatrici tra il visibile e l’invisibile, depositarie della qualità intuitiva e della saggezza antica e certamente legate al potere rigenerativo della natura. La Befana ne incarna una versione domestica e rassicurante. A differenza delle streghe malefiche, la sua scopa, simbolo di purezza, è usata non per incantesimi oscuri, ma per spazzare via l’anno vecchio e fare largo al nuovo.

Il 6 di gennaio può quindi essere visto come una celebrazione del femminile, in cui aspetti come la trasformazione, la cura e la saggezza vengono simbolicamente ricordati e onorati.

Con l’avvento del Cristianesimo, molte tradizioni furono assimilate e reinterpretate. La Befana fu associata alla festività dell’Epifania, che ricorda la rivelazione di Gesù ai Re Magi. La leggenda racconta che i Magi, durante il loro viaggio verso Betlemme, chiesero indicazioni a una vecchia donna. Quest’ultima, inizialmente reticente, si pentì e cercò di raggiungerli, recando con sé doni per il neonato Messia. Non riuscendo a trovarlo, distribuì i suoi regali ai bambini che incontrava lungo il cammino. Un tipico esempio di sincretismo culturale, in cui l’icona della Befana, con i suoi tratti precristiani, è reinterpretata per adattarsi ai nuovi valori, in particolare la generosità e la redenzione.

La Befana, nella sua duplice natura di strega e benefattrice, incarnazione della speranza, del cambiamento e della generosità, rappresenta in realtà una figura universale, in grado di volare attraverso i confini delle culture e delle religioni. La sua celebrazione ci ricorda l’importanza delle radici e della magia che si cela nei gesti quotidiani.

Di certo, con il suo sacco di doni e la sua scopa, continuerà a lungo a volare nei cuori degli italiani, portando con sé l’antica saggezza e le promesse del futuro.

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Una maestra di fama internazionale al monastero buddhista di Graglia

Praticanti venuti da tutta Italia si sono riuniti domenica 15 ottobre presso il monastero Mandala Samten Ling di Graglia Santuario per ricevere Lama Tsultrim Allione, una esponente di spicco del buddhismo internazionale. Terminato il ritiro organizzato dall’Associazione “Progetto PienEssere” sul tema “Riposare nel grembo della Grande Madre”, svoltosi nella sala congressi del Santuario di Graglia, Lama Tsultrim Allione ha voluto salutare gli associati e simpatizzanti Drikung Kagyu Italia.

Nata nel Maine, in America, questa donna straordinaria ha iniziato giovanissima un percorso di realizzazione spirituale che l’ha presto portata ad incontrare il buddhismo tibetano, dapprima come monaca e successivamente come insegnante di meditazione. Negli anni ’70 ha fatto parte della comunità di Chogyam Trungpa, insieme con i principali rappresentanti della Beat Generation, come Allen Ginsberg, Timothy Leary, Jack Kerouac e Gregory Corso. È stata discepola di qualificati yogi e grandi Maestri tibetani ed ha fondato e dirige in Colorado il centro di ritiri “Tara Mandala”. Riconosciuta come la emanazione di Machig Labdron, una yogini vissuta nel 1100, ritenuta una importante manifestazione del femminile nella tradizione Vajrayana, svolge da anni il compito di diffondere in Occidente il lignaggio di questa donna basato sul Chod, una pratica tantrica dal simbolismo profondo.

Autrice di numerosi libri pubblicati in diverse lingue, è particolarmente nota per la sua opera intitolata “Nutri i tuoi demoni”, un compendio di metodi per lavorare con le nostre emozioni perturbanti, e anche per il libro “Donne di saggezza” dedicato alla vita di sei donne tibetane insegnanti. Molto successo ha ottenuto anche “Il Mandala femminile”. “Sono venuta altre volte nel Vecchio Continente, ma questo è il mio primo Tour personale in Europa dopo il Covid – dice Lama Tsultrim Allione – ed ha lo scopo di diffondere il Dharma e gli insegnamenti sulla natura della mente per il beneficio di tutti. Nel fare questo intendo anche stimolare le donne a sviluppare il potenziale del loro femminile per far riemergere quella forza spirituale, individuale e sociale, unica in grado di permettere all’umanità di far fronte alle sfide del nostro tempo. Le donne, con la loro potente energia generatrice e trasformativa, possono risollevare le sorti di un mondo sempre più sofferente e smarrito “.

Quello di Graglia è stato un avvenimento eccezionale che ha visto incontrarsi due occidentali ufficialmente inseriti in un contesto tradizionale tibetano: Lama Tsultrim Allione, prima donna americana a prendere i voti monastici e riconosciuta come la emanazione di Machig Labdron e Lama Paljin Tulku, unico italiano riconosciuto come la reincarnazione di Dubwang Paljin, un Maestro tibetano vissuto nel 1600. Entrambi frutto della prima ondata del Buddhismo tibetano in Occidente, entrambi entrati in contatto con alcuni dei più autorevoli Maestri tibetani ed entrambi impegnati da circa mezzo secolo nella diffusione di un buddhismo moderno che coniuga la psicologia occidentale con la tradizione spirituale del Tibet.

“Al Mandala Samten Ling, abbiamo ricevuto numerosi Maestri preziosi, ma questo è un momento speciale – ha sottolineato Lama Paljin Tulku – perché l’energia di questa Dakini è molto potente e Lama Tsultrim Allione la emana spontaneamente. La sua presenza a Graglia è stata una grande benedizione per chi ha seguito il ritiro, ma anche per la gente del posto e per l’ambiente. Niente succede per caso: questo nostro eccezionale e imprevedibile incontro, in un paesino situato nel cuore delle Alpi biellesi, ha un valore karmico non trascurabile e bisogna saperne cogliere i segni. Ritengo che il compito di valorizzare il ruolo del sacro femminile nella pratica spirituale sia di grande attualità e sono certo che porterà ottimi risultati a livello globale. La Visione di Lama Tsultrim Allione ci piace e faremo del nostro meglio per sostenerla con entusiasmo e consapevolezza.”

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