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Tag: karma

Scopri la forma di Tara che illumina la tua carta del cielo

Oggi vi parlerò d’una meravigliosa indagine esoterica, che ci consente di capire quale forma della dea Tara sia più connessa alla nostra individualità. Non si tratta dell’assegnazione dello yi-dam (divinità prescelta per la meditazione) da parte d’un maestro. Si tratta d’una tecnica astrologica (ispirata dal ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce) fondata su una corrispondenza fra i gradi zodiacali e le ventuno manifestazioni di Tara. In base alla struttura della nostra mappa celeste, si possono rilevare da una a tre Tara dominanti. Ciò consente di cogliere quali sue specifiche forme siano più affini alle energie preminenti nel nostro tema natale e possano rischiarare il nostro cammino spirituale, aiutandoci a far fiorire pienamente talenti e potenzialità. Sarà come scoprire un sole splendente nel cuore, da cui continuamente trarre ispirazione nel percorso evolutivo. Io, ad esempio, ho incluso nelle mie meditazioni le Tara che risultano a me più vicine in base alla carta del cielo e vi posso assicurare che mi donano grandissima letizia.

Le prerogative della Dea

Tara è una delle divinità più venerate del pantheon buddhista indo-tibetano ed esprime una natura delicata e gioiosa. Non solo è fonte di saggezza intuitiva e globale, ma è rapida, intrepida e intensamente compassionevole nell’agire, prendendosi cura d’ogni essere come una madre del proprio unico figlio. I suoi doni? Affranca da paure ed emozioni negative, accelera il progresso e la trasformazione spirituali, infonde pace e completezza interiori.

L’arcobaleno delle manifestazioni di Tara

In quanto entità buddhica, Tara genera inoltre un variegato ventaglio di ventuno emanazioni di differente colore, ognuna delle quali corrisponde a una particolare risorsa salvifica e tonalità mistica della dea dell’amorevole beatitudine. Ogni forma di Tara presenta un insieme di significati generali, che assumono declinazioni molto specifiche in rapporto alle particolari caratteristiche astrali d’ogni consultante. Ad esempio, l’XI Tara allevia le sofferenze di chi si sente misero e povero, afflitto da una privazione. Ciò non si riferisce necessariamente ai beni materiali. Magari si tratta d’una donna che non riesce a realizzare il proprio desiderio di maternità, oppure che sin dalla prima giovinezza si sente poco avvenente e insicura riguardo alla propria immagine femminile.

L’importanza di un’accurata interpretazione

Ecco perché solo un’approfondita analisi preliminare del tema natale consente un’effettiva personalizzazione delle valenze che le forme di Tara rivestono nel nostro caso. Chiedendo questo consulto, non vi sentirete quindi ripetere le indicazioni base riferite a ogni Tara in tutti i libri. Punteremo piuttosto ad individuare le peculiari benedizioni e i sostegni energetici che una data Tara può accordare ‘su misura’ a ciascuno di noi. Va poi considerato che la Tara che ci è astralmente affine può agire su di noi in due modi: esprimendo qualità già sbocciate che da tempo manifestiamo spontaneamente, o al contrario caratteristiche in noi attualmente assenti ma potenzialmente attivabili. La Tara dominante può in questo senso rappresentare la nostra grande sfida esistenziale, quella che vinta ci porterà a rivelare la parte migliore di noi.

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Karma e astrologia: è tutto scritto nelle stelle?

In che misura le configurazioni astrali influiscono sulla vita dell’uomo? In coincidenza con il primo respiro, le particolari vibrazioni planetarie e siderali di cui è carica l’atmosfera vengono assorbite dal neonato: creano così in lui, come un sigillo sulla cera, un’impronta astrale distintiva, secondo una concezione ben nota a partire dall’astrologia ellenistica e tipica anche della magia talismanica.

Il pensiero cristiano

Nella prospettiva della teologia cristiana medievale, le predisposizioni e tendenze determinate dai pianeti non sono però rigidamente condizionanti, ciò che permette di conciliare la teoria degli influssi astrali con la dottrina del libero arbitrio: Astra inclinant, non necessitant, recita un celebre adagio, citato (in una forma leggermente diversa) da Tommaso d’Aquino, nel XIII secolo. Anche Dante sottolinea come dagli astri originino solo inclinazioni naturali, non necessariamente seguite dalla volontà umana.

Le speculazioni orientali

Una diversa visione è attestata nella tradizione hindu e nel buddhismo indo-tibetano, secondo cui le linee guida del destino tracciate nel tema natale sono in genere ineludibili. Non rappresentano però un cieco, capriccioso meccanismo vincolante che soffoca la libertà dell’individuo, in quanto sono strettamente connesse ai meriti e debiti karmici, e soprattutto alle propensioni e impronte sottili accumulate nelle esistenze precedenti. È quest’insieme di latenze interiori a dar vita alla metafora del ‘vento del karma’ che incessantemente sospinge gli esseri dimoranti nella dimensione samsarica, come emerge nel Bar-do thos-sgrol.

Sulla stessa linea si colloca un famoso verso sanscrito, ricorrente (con alcune varianti) nella trattatistica astrologica indiana: “al pari d’una lampada che getta luce sugli oggetti nascosti nell’oscurità”, l’astrologia rivela i frutti delle azioni positive e negative compiute da ciascuno nel corso delle sue rinascite.

Ciò che traspare dalla nostra carta del cielo è quindi interpretabile come il programma dell’attuale rinascita, scaturito dall’assommarsi delle influenze karmiche che ci caratterizzano. Non è tanto importante arrivare a ricostruire con pittoreschi dettagli le nostre esistenze passate, quanto comprendere che ciò che siamo oggi ne è il risultato, e che ciò che saremo nella prossima vita dipenderà dai pensieri, parole e azioni che produciamo ora.

Come sfuggire a una carta del cielo poco propizia?

Ritenuti signori del tempo e del destino e agenti della legge del karma, i pianeti, o meglio gli dèi che li reggono, sono nell’astrologia indiana oggetto di venerazione (su un piano inferiore rispetto alle divinità principali), ma anche di profondo timore: il loro potere ci può far ascendere alle vette oppure inabissarci tragicamente. Non a caso il termine sanscrito graha, ‘pianeta’, significa letteralmente ‘(entità) che afferra e possiede (una persona)’.

A seconda della loro collocazione più o meno propizia nella carta del cielo, i pianeti ci agevolano o contrastano, a livello psico-fisico e in relazione agli eventi della vita. Sono comunque coesistenti nel karma individuale non solo strati assai tenaci e inevitabilmente condizionanti, ma anche strati meno fissi che possono essere riorientati, se ripensiamo e riprogettiamo con autentica motivazione la nostra vita.

Ecco perché un tema natale ricco d’aspetti negativi non va subìto passivamente, ma vissuto come una sfida evolutiva. E a ben cercare, in quasi tutti i temi molto afflitti da configurazioni negative brilla almeno un pianeta o un aspetto che rappresenta la nostra possibilità di felicità e riscatto, la scintilla trasformativa su cui puntare per una rinascita interiore. Nella tradizione hindu si sottolinea inoltre che i semi del karma passato possono non germogliare, se vengono bruciati, in meditazione, dalle fiamme della saggezza.

Nell’astrologia indiana, i pianeti possono manifestarsi come propizi (śubha-, sad-) o infausti (krūra-, pāpa-). Anche nella letteratura mistica giudaica, nel Sefer yeṣirah, si accenna alla chiaroscurale natura, favorevole o sfavorevole, dei sette pianeti dell’astrologia antica. Essi corrispondono infatti, nell’alfabeto sacro ebraico, alle sette lettere doppie; queste ultime ammettono una duplice pronuncia (con un suono duro o dolce) e incarnano ciascuna due princìpi opposti, simboleggiando la bivalente espressione positiva e negativa delle sette ‘luci del cielo’.

Occorre per altro considerare una riflessione del filosofo neoplatonico Giamblico (III-IV secolo d.C.), in base a cui non è corretto ritenere che alcuni pianeti siano benefici, altri malefici. L’influenza degli astri è di per sé favorevole, in quanto pura e luminosa emanazione di un’energia archetipica superna; assume un carattere nocivo solo in rapporto a vibrazioni deboli o dissonanti dei corpi riceventi.

La peculiare condizione del saggio

Le energie astrali esercitano un dominio incontrollabile solo finché l’individuo raggiunge un elevato stadio evolutivo. Secondo l’induismo e il buddhismo indo-tibetano agiscono, oltre che su materia, natura e cosmo, sul livello fisico e mentale dell’uomo comune, senza però condizionarlo sul piano spirituale. Quanto al saggio, è in parte soggetto agli influssi celesti sul piano fisico, in quanto vive in un corpo, ma ne è affrancato dal punto di vista mentale e spirituale.

Quest’eccezione rappresenta un significativo punto d’incontro con la tradizione occidentale. Secondo una massima ampiamente citata fra il XIII e il XVII secolo, “il sapiente dominerà gli astri” (sapiens dominabitur astris), ovvero riuscirà a sottrarsi agli influssi celesti.

Proprio riferendosi a quest’adagio, Tommaso d’Aquino scrive nella Summa theologiae: “la gran parte degli uomini è guidata dalle proprie passioni, cui solo il saggio resiste. Di conseguenza, le previsioni astrologiche sulle azioni umane si avverano molto spesso. Non di meno, come afferma Tolomeo, ‘Il saggio domina gli astri’, ovvero, resistendo alle passioni, oppone la sua volontà, che è libera e in nessun modo soggetta ai moti celesti, agli effetti degli astri”.

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