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Scopri la forma di Tara che illumina la tua carta del cielo

Oggi vi parlerò d’una meravigliosa indagine esoterica, che ci consente di capire quale forma della dea Tara sia più connessa alla nostra individualità. Non si tratta dell’assegnazione dello yi-dam (divinità prescelta per la meditazione) da parte d’un maestro. Si tratta d’una tecnica astrologica (ispirata dal ven. Lama Paljin Tulku Rinpoce) fondata su una corrispondenza fra i gradi zodiacali e le ventuno manifestazioni di Tara. In base alla struttura della nostra mappa celeste, si possono rilevare da una a tre Tara dominanti. Ciò consente di cogliere quali sue specifiche forme siano più affini alle energie preminenti nel nostro tema natale e possano rischiarare il nostro cammino spirituale, aiutandoci a far fiorire pienamente talenti e potenzialità. Sarà come scoprire un sole splendente nel cuore, da cui continuamente trarre ispirazione nel percorso evolutivo. Io, ad esempio, ho incluso nelle mie meditazioni le Tara che risultano a me più vicine in base alla carta del cielo e vi posso assicurare che mi donano grandissima letizia.

Le prerogative della Dea

Tara è una delle divinità più venerate del pantheon buddhista indo-tibetano ed esprime una natura delicata e gioiosa. Non solo è fonte di saggezza intuitiva e globale, ma è rapida, intrepida e intensamente compassionevole nell’agire, prendendosi cura d’ogni essere come una madre del proprio unico figlio. I suoi doni? Affranca da paure ed emozioni negative, accelera il progresso e la trasformazione spirituali, infonde pace e completezza interiori.

L’arcobaleno delle manifestazioni di Tara

In quanto entità buddhica, Tara genera inoltre un variegato ventaglio di ventuno emanazioni di differente colore, ognuna delle quali corrisponde a una particolare risorsa salvifica e tonalità mistica della dea dell’amorevole beatitudine. Ogni forma di Tara presenta un insieme di significati generali, che assumono declinazioni molto specifiche in rapporto alle particolari caratteristiche astrali d’ogni consultante. Ad esempio, l’XI Tara allevia le sofferenze di chi si sente misero e povero, afflitto da una privazione. Ciò non si riferisce necessariamente ai beni materiali. Magari si tratta d’una donna che non riesce a realizzare il proprio desiderio di maternità, oppure che sin dalla prima giovinezza si sente poco avvenente e insicura riguardo alla propria immagine femminile.

L’importanza di un’accurata interpretazione

Ecco perché solo un’approfondita analisi preliminare del tema natale consente un’effettiva personalizzazione delle valenze che le forme di Tara rivestono nel nostro caso. Chiedendo questo consulto, non vi sentirete quindi ripetere le indicazioni base riferite a ogni Tara in tutti i libri. Punteremo piuttosto ad individuare le peculiari benedizioni e i sostegni energetici che una data Tara può accordare ‘su misura’ a ciascuno di noi. Va poi considerato che la Tara che ci è astralmente affine può agire su di noi in due modi: esprimendo qualità già sbocciate che da tempo manifestiamo spontaneamente, o al contrario caratteristiche in noi attualmente assenti ma potenzialmente attivabili. La Tara dominante può in questo senso rappresentare la nostra grande sfida esistenziale, quella che vinta ci porterà a rivelare la parte migliore di noi.

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Karma e astrologia: è tutto scritto nelle stelle?

In che misura le configurazioni astrali influiscono sulla vita dell’uomo? In coincidenza con il primo respiro, le particolari vibrazioni planetarie e siderali di cui è carica l’atmosfera vengono assorbite dal neonato: creano così in lui, come un sigillo sulla cera, un’impronta astrale distintiva, secondo una concezione ben nota a partire dall’astrologia ellenistica e tipica anche della magia talismanica.

Il pensiero cristiano

Nella prospettiva della teologia cristiana medievale, le predisposizioni e tendenze determinate dai pianeti non sono però rigidamente condizionanti, ciò che permette di conciliare la teoria degli influssi astrali con la dottrina del libero arbitrio: Astra inclinant, non necessitant, recita un celebre adagio, citato (in una forma leggermente diversa) da Tommaso d’Aquino, nel XIII secolo. Anche Dante sottolinea come dagli astri originino solo inclinazioni naturali, non necessariamente seguite dalla volontà umana.

Le speculazioni orientali

Una diversa visione è attestata nella tradizione hindu e nel buddhismo indo-tibetano, secondo cui le linee guida del destino tracciate nel tema natale sono in genere ineludibili. Non rappresentano però un cieco, capriccioso meccanismo vincolante che soffoca la libertà dell’individuo, in quanto sono strettamente connesse ai meriti e debiti karmici, e soprattutto alle propensioni e impronte sottili accumulate nelle esistenze precedenti. È quest’insieme di latenze interiori a dar vita alla metafora del ‘vento del karma’ che incessantemente sospinge gli esseri dimoranti nella dimensione samsarica, come emerge nel Bar-do thos-sgrol.

Sulla stessa linea si colloca un famoso verso sanscrito, ricorrente (con alcune varianti) nella trattatistica astrologica indiana: “al pari d’una lampada che getta luce sugli oggetti nascosti nell’oscurità”, l’astrologia rivela i frutti delle azioni positive e negative compiute da ciascuno nel corso delle sue rinascite.

Ciò che traspare dalla nostra carta del cielo è quindi interpretabile come il programma dell’attuale rinascita, scaturito dall’assommarsi delle influenze karmiche che ci caratterizzano. Non è tanto importante arrivare a ricostruire con pittoreschi dettagli le nostre esistenze passate, quanto comprendere che ciò che siamo oggi ne è il risultato, e che ciò che saremo nella prossima vita dipenderà dai pensieri, parole e azioni che produciamo ora.

Come sfuggire a una carta del cielo poco propizia?

Ritenuti signori del tempo e del destino e agenti della legge del karma, i pianeti, o meglio gli dèi che li reggono, sono nell’astrologia indiana oggetto di venerazione (su un piano inferiore rispetto alle divinità principali), ma anche di profondo timore: il loro potere ci può far ascendere alle vette oppure inabissarci tragicamente. Non a caso il termine sanscrito graha, ‘pianeta’, significa letteralmente ‘(entità) che afferra e possiede (una persona)’.

A seconda della loro collocazione più o meno propizia nella carta del cielo, i pianeti ci agevolano o contrastano, a livello psico-fisico e in relazione agli eventi della vita. Sono comunque coesistenti nel karma individuale non solo strati assai tenaci e inevitabilmente condizionanti, ma anche strati meno fissi che possono essere riorientati, se ripensiamo e riprogettiamo con autentica motivazione la nostra vita.

Ecco perché un tema natale ricco d’aspetti negativi non va subìto passivamente, ma vissuto come una sfida evolutiva. E a ben cercare, in quasi tutti i temi molto afflitti da configurazioni negative brilla almeno un pianeta o un aspetto che rappresenta la nostra possibilità di felicità e riscatto, la scintilla trasformativa su cui puntare per una rinascita interiore. Nella tradizione hindu si sottolinea inoltre che i semi del karma passato possono non germogliare, se vengono bruciati, in meditazione, dalle fiamme della saggezza.

Nell’astrologia indiana, i pianeti possono manifestarsi come propizi (śubha-, sad-) o infausti (krūra-, pāpa-). Anche nella letteratura mistica giudaica, nel Sefer yeṣirah, si accenna alla chiaroscurale natura, favorevole o sfavorevole, dei sette pianeti dell’astrologia antica. Essi corrispondono infatti, nell’alfabeto sacro ebraico, alle sette lettere doppie; queste ultime ammettono una duplice pronuncia (con un suono duro o dolce) e incarnano ciascuna due princìpi opposti, simboleggiando la bivalente espressione positiva e negativa delle sette ‘luci del cielo’.

Occorre per altro considerare una riflessione del filosofo neoplatonico Giamblico (III-IV secolo d.C.), in base a cui non è corretto ritenere che alcuni pianeti siano benefici, altri malefici. L’influenza degli astri è di per sé favorevole, in quanto pura e luminosa emanazione di un’energia archetipica superna; assume un carattere nocivo solo in rapporto a vibrazioni deboli o dissonanti dei corpi riceventi.

La peculiare condizione del saggio

Le energie astrali esercitano un dominio incontrollabile solo finché l’individuo raggiunge un elevato stadio evolutivo. Secondo l’induismo e il buddhismo indo-tibetano agiscono, oltre che su materia, natura e cosmo, sul livello fisico e mentale dell’uomo comune, senza però condizionarlo sul piano spirituale. Quanto al saggio, è in parte soggetto agli influssi celesti sul piano fisico, in quanto vive in un corpo, ma ne è affrancato dal punto di vista mentale e spirituale.

Quest’eccezione rappresenta un significativo punto d’incontro con la tradizione occidentale. Secondo una massima ampiamente citata fra il XIII e il XVII secolo, “il sapiente dominerà gli astri” (sapiens dominabitur astris), ovvero riuscirà a sottrarsi agli influssi celesti.

Proprio riferendosi a quest’adagio, Tommaso d’Aquino scrive nella Summa theologiae: “la gran parte degli uomini è guidata dalle proprie passioni, cui solo il saggio resiste. Di conseguenza, le previsioni astrologiche sulle azioni umane si avverano molto spesso. Non di meno, come afferma Tolomeo, ‘Il saggio domina gli astri’, ovvero, resistendo alle passioni, oppone la sua volontà, che è libera e in nessun modo soggetta ai moti celesti, agli effetti degli astri”.

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La danza dei pianeti nel 2026

Cari amici, siete curiosissimi sull’andamento astrologico del nuovo anno? Cerchiamo innanzi tutto di scoprirne il codice numerico, ricavabile sommando le cifre componenti: 2 + 0 + 2 + 6 = 10, che ulteriormente ridotto dà 1. Questo indica un anno in cui sono favoriti lo spirito d’iniziativa, l’intraprendenza e un atteggiamento dinamico e innovativo. L’anno 1 corrisponde all’inizio d’un nuovo ciclo di ben nove anni, ecco perché è importante impostarlo strategicamente. Dobbiamo farci trovare pronti con nuove idee e progetti ben definiti.

Il simbolo del nuovo anno

È inoltre interessante fare brevemente riferimento all’astrologia tibetana. In realtà vi sono due tipi d’astrologia tibetana, uno d’origine indiana e uno d’origine cinese. Secondo quest’ultimo, il 2026 sarà l’anno del cavallo di fuoco. Il fuoco è un elemento maschile e dinamico, emblema di luce e fortuna, simbolismo potenziato e vivacizzato dall’abbinamento con il cavallo, che parla di rapido movimento e intensa forza vitale: anche quest’indicazione lascia presagire un anno in cui avviare un percorso di trasformazione, con un entusiasmo che potrebbe portarci lontano. Ovviamente per procedere verso il nuovo occorre prima tagliare tutti i rami secchi, che altrimenti rappresenterebbero una zavorra.

Uno sguardo ai moti celesti

Tra l’autunno 2025 e il marzo 2026, tutti i pianeti lenti passano dal moto retrogrado, di qualità energetica un po’ rallentata e inceppata, a quello diretto. Questo renderà il corso degli eventi meno nebuloso e più spedito. Forse ve ne siete già resi conto nelle ultime settimane, ma questa sensazione s’intensificherà progressivamente.

Inoltre, nei primi mesi o al più tardi nella prima parte del 2026, tutti i pianeti lenti cambiano segno, ciò che è un chiaro indice di svolta: Saturno e Nettuno entrano in Ariete tra gennaio e febbraio, Urano passa in Gemelli a fine aprile, Giove fa ingresso in Leone il 30 giugno. Quanto a Plutone, è già da qualche tempo in Acquario, ma si trova ancora ai primissimi gradi. E non possiamo non notare che tutti i pianeti lenti saranno a lungo posizionati in segni dispari e maschili. Questo conferma quanto detto all’inizio circa un 2026 movimentato e progettuale. Dovete infatti sapere che ogni segno zodiacale ha un numero d’ordine, a partire dall’Ariete, il primo, fino ai Pesci, il dodicesimo. I segni dispari sono maschili e dinamici, quelli pari femminili e statici.

Le principali linee di tendenza nei prossimi mesi

Tra le configurazioni planetarie del 2026, spicca il trigono tra Urano in Gemelli e Plutone in Acquario, che segnerà un forte, trionfale avanzamento (nel bene e nel male) di comunicazione, tecnologia, intelligenza artificiale, commercio on line e scoperte scientifiche. Ci sarà presumibilmente grande attenzione sui giovani talenti e sul mondo dei giovani, sui mezzi di trasporto, sul tennis, su ideali inclusivi, sulla scrittura e sulla sfera intellettuale. Urano in Gemelli formerà anche un sestile con Nettuno in Ariete, quindi si esprimerà con grande forza visionaria e al tempo stesso costruttiva, promuovendo idee e sviluppi innovativi. A ciò si aggiungerà dall’estate l’influsso ambizioso, audace e creativo di Giove in Leone.

Non ci addentreremo nel complesso campo dell’astrologia mondiale, va però sottolineato che Nettuno e Saturno in Ariete fanno pensare a conflitti ideologici e fanatismi religiosi, nonché ad azioni/atteggiamenti drastici.

È doveroso precisare che i transiti planetari del 2026 saranno più o meno propizi per ciascuno di noi a seconda delle specifiche caratteristiche delle nostre mappe natali. Se avrete voglia di saperne di più, sono a vostra disposizione per consulenze ultra personalizzate, presso il Centro Mandala Samten Ling, oppure via Zoom o a Milano. Mille auguri a tutti voi!

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La dottrina delle segnature

Una lettura spirituale del mondo della natura

Secondo questa teoria esoterica, le varie specie di piante, animali e minerali recano impresso un segno distintivo in cui è inscritta la loro essenza e, talvolta, la loro virtù terapeutica. L’espressione latina signatura rerum fa appunto riferimento alla nozione d’una sorta di ‘firma (divina) sulle cose’, una traccia più o meno palese che, a guisa di codice o sigillo, contrassegna l’aspetto d’ogni realtà naturale.

Molte piante ad esempio mostrano nella forma una sorprendente somiglianza con membra o organi del corpo umano, in rapporto ai quali svolgono un’azione curativa. Come spesso viene sottolineato, i gherigli di noce ricordano la struttura del cervello, le fettine di carota quella dell’iride, e significativamente noci e carote vantano comprovate proprietà benefiche sulle funzioni cerebrali e oculari. L’eufrasia era inoltre anticamente detta herba ocularis proprio per le sue virtù medicinali relative agli occhi, segnalate dalle macchie in forma d’ocelli sulla corolla.

Rientrano nell’ambito delle segnature non solo la forma, ma anche nomi, colori e qualità tattili; e poi ancora le strutture cristalline e varie caratteristiche morfologico-comportamentali degli animali, come le ramificazioni delle corna dei cervi. Quanto all’uomo, basti pensare (su un piano individualizzato, non relativo alla specie), a discipline come la chiromanzia, la fisiognomica, la metoposcopia e la nevomanzia, che traggono deduzioni, rispettivamente, dalle linee della mano, dai tratti del volto, dalle rughe sulla fronte o dai nei.

Le sue origini

Le radici della dottrina delle segnature risalgono all’antichità classica, a Teofrasto (IV-III a.C.), Dioscoride (I d.C.) e Plinio il Vecchio (I d.C.). In seguito conosce una significativa diffusione nell’età rinascimentale e barocca, negli ambiti sia scientifico sia esoterico. In particolare, vanno ricordate a questo riguardo le figure di Paracelso e di Jacob Böhme (filosofo e mistico tedesco vissuto tra il XVI e il XVII secolo).

Come si apprende l’arte di leggere le segnature?

Addestrandosi a decifrare le interconnessioni analogiche celate nel segreto linguaggio del grande libro del mondo, di cui ogni realtà costituisce una lettera – secondo una suggestiva immagine metaforica testimoniata in Sinesio (IV-V d.C.), ben nota nella tradizione esoterica e astrologica e ripresa anche da Paracelso.

Che collegamento presenta con l’astrologia?

ALa teoria delle corrispondenze astrologiche e quella delle segnature sono strettamente correlate, perché entrambe si basano su un sistema conoscitivo analogico e sulla dottrina della simpatia universale. La teoria delle segnature è però molto più circoscritta, in quanto limita il proprio raggio d’osservazione alla mera realtà naturale terrestre. Studia soprattutto, nelle piante, i segni esteriori (forme, colori), ritenuti, per la somiglianza a parti del corpo umano, indici di correlate proprietà medicamentose.

A tali deduzioni empiriche, è però essenziale affiancare l’analisi delle corrispondenze astrologiche, che rivela, per un dato segno esteriore e per le zone anatomiche associate, le pertinenti valenze planetarie e zodiacali. Ciò amplia notevolmente la gamma delle significazioni, includendo analogie con livelli cosmici e trascendenti. Inoltre, anche in assenza d’evidenti segnature, la letteratura esoterica consente d’acquisire le corrispondenze astrologiche d’un dato fiore o cristallo.

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Le camere interiori della mappa celeste

Struttura generale dell’oroscopo

Il tema natale costituisce la rappresentazione stilizzata della situazione celeste nel giorno della nostra nascita. Segnala le potenzialità, le ricchezze interiori e i talenti (più o meno attivi ed espressi) di cui disponiamo, così come gli aspetti distonici del carattere, i nodi dolorosi del passato ancora da trasformare e il significato delle prove finora affrontate. È suddiviso in varie ‘caselle’, che assumono una specifica colorazione energetica a seconda dei fattori ospitati.

In particolare, il posizionamento dei pianeti nei segni zodiacali descrive il nostro modo di vivere determinati livelli psicologici (affettivo, mentale, volitivo e spirituale). Quello nelle cosiddette dodici ‘case’ (un’ulteriore serie di dodici spicchi non coincidenti con i segni) illustra invece come ci relazioniamo con i diversi ambiti esperienziali della vita: matrimonio, salute, lavoro, figli e così via.

Oroscopo e mandala: le differenze

In quanto cerchio sacro che offre una trasposizione grafico-simbolica altamente condensata della nostra interiorità, l’oroscopo viene spesso definito ‘mandala dell’anima’.

Nonostante la focalizzazione visiva sul punto centrale e l’attuale forma circolare (preceduta da un’originaria redazione quadrata), la carta del cielo non è in realtà propriamente assimilabile a un mandala. Ciò a causa della differente natura degli elementi interni e della loro collocazione non rigorosamente simmetrica. Si può ad esempio presentare il caso di mappe astrologiche in cui i fattori interpretativi si concentrano in uno spazio ristretto, lasciando ampie aree vuote tutt’attorno. Inoltre, in ogni tema è individuabile uno specifico modello geometrico di distribuzione dei pianeti.

Considerando ulteriori aspetti analitici, possiamo affermare che ciascuna carta del cielo ha una fisionomia assolutamente unica. Nella peculiare rete degli aspetti (i rapporti angolari fra pianeti, visualizzabili come sentieri energetici armonici o dissonanti) e nella personalissima collocazione d’astri e cuspidi su specifiche frazioni di grado, si configura il percorso evolutivo previsto per ogni individuo, in base al suo karma.

Ecco invece i parallelismi

La carta celeste può tuttavia, in qualche misura, essere paragonata a un mandala, se intendiamo il termine in senso lato, nell’accezione di sacro sigillo circolare rivelatore dell’essenza e internamente strutturato come un tracciato iniziatico. In estrema sintesi, il diagramma mandalico comprende una serie di cornici circolari concentriche, che conchiudono un palazzo celestiale articolato su più livelli. In stato meditativo, l’iniziato percorre il mandala dall’esterno verso l’interno, sino alla fusione mistica con la divinità dedicataria situata al centro.

Analogamente, la lettura della carta del cielo equivale a compiere un viaggio nella nostra anima, dai tratti comportamentali più macroscopici alle più inafferrabili pieghe dell’inconscio, entrando in contatto con la nostra natura profonda e con il senso complessivo del nostro destino. Pervenire al centro della mappa celeste significa in chiave simbolica identificarsi con la saggezza del nostro sé interiore, divenuto in grado d’integrare e orientare armonicamente le variegate e spesso contraddittorie sotto-personalità.

Alla scoperta del nostro mandala astrale

I settori del tema (segni e case) possono essere visualizzati ed esplorati meditativamente come le stanze del nostro Palazzo interiore. È come se ci venisse consegnata la chiave dorata della conoscenza, atta a disserrare ogni segreto all’audace ricercatore del vero. Pensate, avremo accesso alla rosea Dimora delle benedizioni aurorali (Ascendente), all’assolato Laboratorio del fervore realizzativo (Medium coeli), al Giardino segreto della mezzanotte (Imum coeli) e poi ancora a molteplici altri luoghi dell’anima, in una meravigliosa, caleidoscopica gamma esoterica.

Tutti spazi costitutivamente insiti nella nostra mappa, è vero, ma con quanta amorevole cura ci siamo impegnati ad arredarli, tenerli in ordine e rinnovarli nel tempo? Cosa si staglierà effettivamente davanti ai nostri occhi quando, varcate le soglie, potremo scrutare all’interno? Vedremo luminose sale del tesoro, con scrigni e forzieri traboccanti di gemme lucenti, oppure ambienti bui in cui sono disordinatamente stipati rottami inservibili e ricordi tormentosi? O magari addirittura ci accorgeremo con sgomento di non desiderare affatto penetrare in certi angoli dimenticati, sentendoci respinti indietro da un’inesplicabile forza oppositiva?

Qualunque visione ci appaia, al centro d’ogni stanza si staglia un grande cristallo trasparente, da cui si autogenera una vividissima luce bianca scintillante. È sovente reso opaco e irriconoscibile da spesse incrostazioni create dalle nostre paure e confusioni interiori. Ma grazie ai messaggi evolutivi ricevuti nell’analisi delle camere dell’anima, riusciremo a far entrare luce e aria in tutte le stanze e a metterle in comunicazione fra loro. Potremo così eliminare il ciarpame e le sovrastrutture inutili e restituire alle vivificanti sorgenti di luce centrali il loro originario splendore.

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Astrologia: luci ed ombre del consulto

L’astrologia e le altre discipline divinatorie

Molte tecniche divinatorie propongono fondamentalmente, dal punto di vista operativo, flash intuitivi discontinui: ovvero indicazioni ricche di dettagli, ma relative a circoscritti stati psicologici o specifici eventi futuri. L’indagine astrologica, eccettuati alcuni tipi d’analisi previsionali, offre invece un quadro articolato e coerente, che considera la vita del soggetto nella sua globalità e in rapporto con l’insieme delle energie celesti (natali e di transito, oppure relative a un tema di rivoluzione).

In particolare, la mappa natale è un’opera aperta, la cui lettura può essere aggiornata nel tempo, ad esempio a distanza d’un certo numero d’anni. Con l’assommarsi delle esperienze e l’avanzamento evolutivo compiuto, saremo infatti verosimilmente riusciti ad attivare le nostre risorse interiori a un livello più elevato: l’astrologo capterà e decifrerà per noi il progresso intercorso, oppure ci metterà in guardia rispetto a pericolose stagnazioni nelle nostre dinamiche psicologiche.

L’astrologo può improvvisare?

Diversamente da una lettura di Tarocchi, l’indagine astrologica non può essere effettuata all’istante, perché richiede un’approfondita riflessione preliminare. Alcuni astrologi improvvisano e possono anche essere abili nel farlo, grazie a una lunga esperienza e a una certa naturale sensitività. D’altra parte, salvo luminose eccezioni, può essere rischioso affidarsi a un astrologo che ricorra abitualmente a questa modalità.

Se l’astrologo non è adeguatamente preparato, certi suoi responsi rischieranno di minare la nostra fiducia in noi stessi, o ci instilleranno timori nell’affrontare e programmare il futuro. Ricordo una distinta conferenziera che esitava nel fissare le date dei suoi eventi per l’anno successivo, essendole stato predetto molto tempo addietro che proprio in quel periodo sarebbe morta, ciò che poi per fortuna non è affatto avvenuto!

C’è poi anche l’astrologo competente, che però comunica in modo troppo diretto, oppure possiede, magari senza rendersene bene conto, doti medianiche spontanee non abbinate a una profonda saggezza: potrebbe quindi ‘rovesciarci addosso’ intuizioni psicologiche o previsionali che, per quanto corrette, percepiremo per anni o per tutta la vita come fonti di turbamento – perché rivelate in modo troppo brusco e senza adeguate cautele.

Cosa siamo davvero pronti a sapere?

Quello che in genere viene rilevato dopo mesi o anni di sedute psicologiche, un bravo astrologo può anche coglierlo in un solo consulto, e magari intuirlo senza prepararsi prima. Ma non tutto quello che vede potrà poi essere rivelato. Occorre infatti saper capire di cosa esattamente, in una certa fase karmica ed evolutiva, è opportuno che il consultante divenga consapevole. E soprattutto essere in grado di comunicarglielo con le giuste sfumature e con parole ben soppesate.

Ad esempio, se percepiamo che il soggetto ha subito nell’infanzia un forte trauma, durante l’analisi accenneremo con delicatezza a questo tema. Tuttavia, se vedremo che il consultante, ammutolito, s’irrigidisce, non sarà rispettoso dei suoi confini interiori proseguire su tale versante: ogni nostra parola potrebbe risultare destabilizzante. Potremmo accennare, rimanendo sul vago, d’aver compreso cosa si agiti nelle pieghe del suo inconscio o del suo passato. Aggiungeremo inoltre che, quando si sentirà pronto, potremo eventualmente aiutarlo a dipanare, in modo dolce e graduale, le sue complessità interiori, trasformandole alla luce dei messaggi evolutivi insiti nel suo tema natale. Ecco perché anche un astrologo molto esperto dovrebbe meditare attentamente su una carta celeste, prima d’esternare al consultante ciò che con immediatezza gli balzi all’occhio.

Un incontro spiacevole

Molti anni fa, a un convegno astrologico, durante la pausa pranzo, un chiromante seduto vicino a me mi chiese di mostrargli la mia mano. Io, allora ingenua ventenne, gliela porsi, e lui ne approfittò per proferire frasi inquietanti sul mio futuro. Per fortuna sapevo che la mia mappa astrale non supportava simili deliri. Immaginate però quanto male possiamo fare agli altri con estemporanee illazioni che ci fanno sentire ‘affermati veggenti’. Quell’episodio mi è servito da lezione.

Non affidate mai la vostra mano, i vostri dati di nascita o altre informazioni strettamente personali a operatori olistici di cui non conosciate (o non sentiate vibrare nell’aria al primo contatto) la sensibilità, la preparazione e i principi etici. E soprattutto non chiedete consigli a chi non abbia un orizzonte mentale più ampio del vostro, altrimenti, qualunque sia il suo livello tecnico di preparazione, non potrà capirvi, finirà per incasellarvi in categorie ristrette, limitanti e convenzionali. Esistono comunque numerosi astrologi sensibili e serissimi, una ricerca accurata vi porterà più facilmente a incontrare la figura giusta!

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Telefonando all’astrologo…

Avete presente il momento in cui, dopo mille riflessioni ed esitazioni, decidete di chiamare un astrologo? Già nelle primissime fasi di contatto entrano in gioco significative dinamiche psicologiche, che possono ritenersi parte integrante del futuro consulto. Ovvero emergono micro-segnali rivelatori decisivi per l’interpretazione della carta del cielo.

Alcuni cercano di arginare i responsi

C’è l’ansiosa che desidera tenere tutto sotto controllo ed esordisce dicendo: “Sì, vorrei esaminare la sinastria con il mio fidanzato, ma tanto non so nemmeno bene perché gliela chiedo, a febbraio mi laureo, ad aprile mi sposo e ho già programmato ogni cosa nei minimi dettagli”.

C’è anche chi si presenta all’appuntamento raccontandomi diffusamente, prima che io inizi la lettura, la sua infanzia idilliaca e il roseo andamento della sua vita sentimentale. Ma quando sommessamente soggiungo, con il massimo tatto: “A dire il vero, analizzando la sua mappa celeste ho rilevato situazioni un po’ differenti, ripercorriamole insieme”, scoppia in un pianto disperato. Vede infatti crollare l’illusione di sentir confermata dalle stelle la realtà immaginaria compensativa da lui sognata.

I segreti della modulazione vocale

Assai eloquenti sono anche gli indizi offerti dal tono di voce. Di recente una signora, la chiameremo Chiara, ha avviato con me la conversazione preliminare con voce monotona, dal procedere un po’ sciatto e indifferente. Avrei potuto dedurre semplicemente che si trattasse d’una donna ordinaria, pragmatica e distaccata, ma qualcosa non mi convinceva, era come se la sua voce risuonasse nel vuoto, non pienamente aderente alle sue vere energie.

Ho cercato di portarla su un terreno per lei presumibilmente piacevole e stimolante, mostrando fiducia nel fatto che mediante l’analisi astrologica avremmo individuato anche le sue migliori qualità e talenti, fino ad allora magari non pienamente valorizzati, e all’improvviso la sua voce si è trasformata, divenendo fine, sorvegliata, lucida e delicatamente accesa.

Cosa si nasconde nei secondi nomi?

Poi a un certo punto le ho chiesto, come faccio sempre, se avesse qualche secondo nome (ogni nome da noi ricevuto alla nascita è carico di vibrazioni sottili che ci caratterizzano in modo più o meno palese). Non voleva dirmelo. Alla fine, a fatica, l’ha pronunciato, era un nome molto antiquato, dal sapore un po’ popolano, imposto da una nonna.

In quel nome, potenzialmente piacevole se portato da donne con una diversa storia e personalità, ho sentito condensarsi l’ingombrante eredità energetica della famiglia di Chiara e la sua dura lotta, non ancora del tutto conclusa, per affermare la propria originalità e indipendenza.

Ecco quindi che nella vita attuale, quando Chiara era immersa nella quotidianità, la sua voce s’uniformava all’impronta banalizzante del passato, mentre quando tornavano a brillare autostima ed entusiasmo recuperava le sue sonorità più autentiche e vitali. In sede di consulenza abbiamo poi parlato di tutto questo e di come rendere più stabilmente attivate le sue migliori energie.

Ricordo anche una brillante professionista che sotto l’aspetto e le maniere amabili celava un carattere rigido. Alla mia domanda, ha rivelato, visibilmente infastidita, il proprio secondo nome: Severina, indicatore nel suo caso d’un tratto caratteriale non ben integrato e armonizzato. Non sempre comunque i secondi nomi sono così ricchi di valenze e negli ultimi tempi non usa neppure più molto assegnarli.

L’arte di leggere gli sguardi

Vi racconto un ultimo dettaglio interessante: a chi telefona per una consulenza chiedo sempre d’inviarmi, se ha piacere, alcune foto, relative al momento presente ma anche alle principali fasi del passato, compresa l’infanzia. Attraverso la luce dello sguardo e le sue evoluzioni nel tempo, è possibile stabilire un fantastico contatto intuitivo con il consultante e analizzare il suo tema natale come se fosse davanti a me, mentre interrogo per lui le stelle. Ebbene, in due casi mi sono state inviate foto con gli occhiali da sole!

Come dire… leggimi dentro, ma non troppo!

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