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Trasformare i conflitti secondo l’antica pratica buddhista

Un weekend di evoluzione personale, consapevolezza e saggezza secolare.

Uno dei temi più urgenti che mi trovo ad affrontare quando accompagno persone in percorsi di consapevolezza è il conflitto relazionale. Tante sono le domande: come imparare ad attraversare il conflitto? Cosa mettere in atto perché diventi un’esperienza generativa di consapevolezza? È possibile spegnere il fuoco della rabbia?

La filosofia e la psicologia buddhista ci vengono in aiuto e ci insegnano innanzitutto che non esiste conflitto esterno che non sia specchio di un conflitto interno. Dunque la prima relazione di cui prendersi buona cura è quella che abbiamo con la nostra mente. Prima occorre saper osservare, accogliere e trasformare il conflitto interno e solo dopo saremo in grado di entrare in relazione con le altre persone in modo armonico, costruttivo e non conflittuale.

L’antica saggezza buddhista ci fornisce tanti strumenti che se compresi e applicati possono portarci a vivere con consapevolezza, rispetto e pienezza la vita, facendo del conflitto un mezzo abile di evoluzione.

Tutto questo sarà oggetto di analisi e ne faremo laboratorio durante il seminario “Dalla reazione all’azione: trasformare i conflitti secondo le Quattro Nobili Verità”, un’esperienza immersiva di due giorni, un viaggio interiore per trasformare la re-azione in azione consapevole. Attraverso la lente profonda degli antichi insegnamenti, la filosofia buddhista non sarà solo teoria, ma uno strumento pratico e tagliente per smontare il meccanismo del conflitto e riappropriarci del nostro potere di scelta.

In questo seminario imparerai semplici pratiche di mindfulness, sia sedute che camminate, per ritrovare presenza e consapevolezza nella vita quotidiana.

Attraverso esercizi di scrittura consapevole e momenti di riflessione in cerchio di dialogo, potrai aprirti a una nuova comprensione delle relazioni che vivi, coltivando ascolto, equilibrio e gentilezza. Se vuoi prenderti buona cura della tua mente e del tuo cuore insieme ad altri praticanti in cammino, ti aspetto dal 22 al 24 maggio presso il centro di Dharma Mandala Samten Ling, luogo del risveglio interiore, oasi di pace e spiritualità.

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Del silenzio e dell’ascolto ne ho fatto un lavoro e quando parlo lo faccio con filosofia.

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La magia del canto indiano

Individuare la musica che realmente ci emoziona

Gli insegnanti di canto moderno lamentano un crescente impoverimento, nei giovani allievi, del senso melodico e ritmico. Ciò è dovuto ai modelli loro proposti dai media e dall’industria discografica, spesso assai discutibili a livello tecnico/espressivo e in più inquinanti sul piano energetico. Quanto ai meno giovani, molti si sentono respinti dalla musica attualmente in voga. In realtà in Occidente esiste tantissima musica di qualità, nell’ambito dei generi più vari, non solo quelli colti, e per scoprirla… occorre cercarla con determinazione.

Non trascuriamo comunque di considerare che una magnifica possibilità d’incontrare la nostra musica del cuore è esplorare l’affascinante mondo dell’arte vocale e strumentale indiana. Se è scritto nelle stelle che il nostro viaggio musicale, come fruitori o interpreti, prenderà quella direzione, la ameremo intensamente al primo ascolto.

Cosa s’impara nei corsi di canto indiano?

Studiare il canto indiano significa immergersi in una dimensione in cui sono da secoli tramandati e rigorosamente preservati metodi e repertori nella forma più pura. Gli studenti vengono in primo luogo addestrati a perfezionare l’intonazione, in modo da riuscire a riprodurre anche suggestivi microtoni non eseguibili al pianoforte.

Si è costantemente accompagnati nel canto dal suono circolare e avvolgente d’un bordone detto tanpura. Si studiano cicli ritmici (tala), forme musicali e composizioni basate su antichi testi poetici, venendo guidati nella loro trascrizione, pronuncia e traduzione.

Si apprendono via via numerosi modelli melodici (raga) d’incantevole bellezza, ognuno dei quali è associato:

  • a un particolare segmento temporale, nell’arco delle ventiquattro ore giornaliere e/o nell’ambito delle stagioni;
  • a specifiche atmosfere interiori e stati emotivi. Non si tratta di comuni emozioni, in genere effimere o perturbanti, ma di pure, sublimi onde radianti di sentimento. Esse consentono d’accedere a elevati livelli vibrazionali spirituali/estatici e toccano vette così alte da rappresentare vere e proprie soglie iniziatiche.

Tipologie d’allievi

Mi contattano persone di tutte le età, quasi sempre donne. Diverse fra loro, dopo circa due lezioni, rinunciano a proseguire, anche se dotate d’una voce promettente, perché si rendono conto che si tratta di uno studio da coltivare con amore, assiduità, disciplina, grande pazienza e attenzione analitica.

C’è chi mi chiede (invano) d’imparare solo mantra cantati con arrangiamenti occidentali, chi addirittura domanda: “Ma la tua musica è davvero indiana? No, sai, ho sempre sentito i bhajan accompagnati dalla chitarra!”

Per fortuna però scopro anche il tesoro di belle voci di allievi sinceramente motivati e ho modo di gioire dei loro progressi. C’è chi credeva di avere poca voce, intonazione debole ed estensione limitata, ma con un training mirato riesce poi a emettere suoni precisi, pieni e luminosi.

In sintesi

Il canto indiano è una via mistica e artistica particolarmente indicata:

  • per studenti/docenti di canto, musicoterapia e recitazione, che scopriranno nuove, entusiasmanti possibilità espressive dello strumento-voce
  • per allievi/insegnanti di yoga e ricercatori spirituali, che potranno inserire la loro pratica in una cornice più gioiosa e profonda.

Gli obiettivi che è ragionevole proporsi possono oscillare secondo l’impegno e le caratteristiche dello studente: c’è chi punterà allo sviluppo di una tecnica vocale artistica, come pure chi ricercherà la pura gioia spirituale del cantare semplici brani con una voce libera e dolce.

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